Svizzera-Cina: polizia tiene distanti i tibetani
Sin dal primo pomeriggio, la strada davanti a Palazzo è stata chiusa e il traffico è stato deviato su altre vie di comunicazione. Circa 200 rappresentanti della comunità tibetana di Svizzera e Liechtenstein si sono comunque riuniti nella Weisenhausplatz, che dista 250 metri da Piazza federale.
Attraverso volantini , i tibetani hanno salutato l'accordo di libero scambio tra la Svizzera e la Cina, ma hanno chiesto parallelamente che la salvaguardia dei diritti umani in Tibet sia inclusa nel trattato.
I tibetani avrebbero voluto dimostrare sulla Piazza federale, ma la Città di Berna si è opposta, adducendo che durante visite di Stato la piazza non è a disposizione per manifestazioni.
Amnesty International (AI) auspica intanto che il Consiglio federale approfitti della visita del primo ministro cinese Li Keqiang per affrontare anche la situazione dei diritti dell'uomo in Cina. Centinaia di migliaia di persone sono arbitrariamente private della loro libertà, scrive l'associazione in una lettera indirizzata al Presidente della Confederazione Ueli Maurer.
Nella missiva, la sezione svizzera di AI accusa le autorità cinesi di abusare del suo sistema giudiziario al fine di rendere senza voce ogni tipo di opposizione. La repressione è sempre forte nelle regioni autonome dello Xinjiang e del Tibet.
Anche le manifestazioni pacifiche sono vietate, aggiunge l'associazione che si batte per il rispetto dei diritti umani. Amnesty ricorda inoltre che la Cina ha giustiziato più prigionieri di tutti i Paesi del pianeta messi assieme.
AI spera che la Svizzera richiami la Cina a "introdurre le riforme necessarie" al fine di garantire "i diritti fondamentali delle cittadine e dei cittadini cinesi".




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