Per i mass media svizzeri, i musulmani sono "colpevoli" e "cattivi"

Uno studio critica i giornali svizzeri: "I giornalisti evitano di parlare della Chiesa e dell’Islam per risparmiarsi grane". È giusto indicare la nazionalità di chi commette un reato? Partecipa al sondaggio
LUGANO - Come parlano i media d’immigrazione e stranieri? Su quali punti potrebbero migliorare? Su questi temi si è discusso giovedì scorso a Berna nel seminario “La copertura della migrazione: sfide vinte e perse” al quale anche 20 minuti e tio hanno partecipato. La giornata è stata promossa dall’Alleanza delle civiltà dell’Onu con la partnership del Club suisse de la presse.
Giornalisti e responsabili di organizzazioni che si occupano di migranti si sono confrontati su temi come l’opportunità o meno di indicare la nazionalità di chi commette un reato e l’utilità o meno di sanzioni contro le testate che pubblicano articoli con messaggi palesemente xenofobi. Fra i temi su cui ci si è più concentrati, c’è quello di come i media parlino di Islam e musulmani. Urs Dahinden, professore all’Università di Zurigo, ha presentato uno studio realizzato analizzando articoli di stampa e intervistando molti giornalisti. In primo luogo, l’immagine dell’Islam più spesso veicolata dai media è “importata” dall’estero e lontana dalla realtà dei musulmani in Svizzera, in maggioranza di origine balcanica e laici. In secondo luogo, di Islam si parla forse troppo (e male). Il 26% degli articoli che parlano di comunità religiose si concentrano infatti sull’Islam a fronte di una percentuale di musulmani che raggiunge solo il 4% della popolazione. Infine, i termini più ricorrenti negli articoli che parlano di Islam sono “colpevole” e “malvagio”.
Perché succede? Per Dahinden, in base ai questionari sottoposti al suo campione di giornalisti, si tratta di «poca conoscenza» del soggetto, scarsa presenza di redattori con un background musulmano, routine e paura: «a volte, i giornalisti evitano di parlare della Chiesa e dell’Islam per risparmiarsi grane», afferma. La responsabilità non è solo delle redazioni, tuttavia. Le comunità islamiche in Svizzera «stentano a dotarsi di uffici stampa organizzati che curino la comunicazione esterna». Inoltre, molti musulmani preferiscono non essere etichettati come tali dai media, riservando la religione alla sfera privata.
Quindi i media dovrebbero parlare solo bene di migrazione e Islam? No. Dal seminario è emerso come non abbia senso adombrare eventuali episodi criminali o difficoltà, ma bisogna dare più spazio anche a storie d’integrazione riuscita. Come sottolineato da Charles Autheman di Panos, poi, benché la paura del pubblico di fronte al fenomeno immigrazione sia «legittima e bisogna comprenderla» è necessario «discutere, discutere e discutere» per allargare la prospettiva «con creatività» fuori dai soliti schemi.



