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Pari opportunità per immigrati e anziani, arriva campagna ACES

Pari opportunità per immigrati e anziani, arriva campagna ACES
BERNA - Gli immigrati qualificati, le persone anziane e i giovani migranti di seconda generazione sono vittime di discriminazioni sul mercato del lavoro: lo sostiene l'Aiuto delle chiese evangeliche della Svizzera (ACES). L'org...
BERNA - Gli immigrati qualificati, le persone anziane e i giovani migranti di seconda generazione sono vittime di discriminazioni sul mercato del lavoro: lo sostiene l'Aiuto delle chiese evangeliche della Svizzera (ACES). L'organizzazione pubblica con l'Unione svizzera degli imprenditori (USI) un dossier che si basa su pratiche esemplari in dodici aziende svizzere per promuovere pari opportunità.

"La penuria di personale che si prevede negli anni futuri potrà essere compensata solo mobilitando tutte le risorse disponibili", ha dichiarato Thomas Daum, direttore dell'USI, citato in un comunicato pubblicato oggi dall'ACES. La discriminazione sul mercato dell'impiego comporta "uno spreco di talenti e di competenze" sottolinea l'organizzazione caritativa.

I giovani immigrati di seconda generazione devono inoltrare cinque volte più domande rispetto ai loro coetanei svizzeri per ottenere un colloquio di lavoro, sottolinea ACES e solo un quinto delle persone con più di 55 anni disoccupate riescono a essere reintegrate nell'attività professionale. Inoltre - sottolinea l'ACES - gli immigrati qualificati hanno difficoltà a far riconoscere le loro competenze acquisite all'estero e guadagnano in media il 12% in meno degli svizzeri.

Elemento centrale della campagna nazionale per le pari opportunità, lanciata oggi a Berna, è il dossier sulle buone pratiche dell'economia elvetica che si fonda su grandi imprese come la Posta ma anche diverse PMI attive nel settore dell'alimentazione, della costruzione, delle telecomunicazioni e della ristorazione.

Alcune misure adottate dalle società interrogate dall'ACES riguardano il reclutamento: pubblicazioni neutrali di posti vacanti (età, sesso, nazionalità), diffusione di inserzioni in diverse lingue, collaborazione con i servizi sociali.

Per evitare valutazioni soggettive, sono inoltre fissati criteri omogenei e imparziali per la selezione dei dossier e il colloquio di assunzione. Altra possibilità per le imprese è rappresentata dalla candidatura anonima, pratica corrente in diversi paesi europei ma poco diffusa in Svizzera e ritenuta degna di interesse dalla metà delle imprese consultate.

La maggior parte di questi datori di lavoro propongono anche per i dipendenti con redditi più bassi aiuti finanziari per facilitare l'accesso alla formazione continua. Altre misure puntano sulle condizioni di lavoro dei dipendenti come una maggiore flessibilità degli orari per persone anziane che soffrono di problemi di salute, il fatto di favorire gruppi di lavoro misti (età sesso, nazionalità) e codici anti discriminazione.

Secondo le società interrogate dall'ACES, una politica di impresa basata sulle pari opportunità è non solo socialmente responsabile, ma anche interessante dal punto di vista economico. Riflette anche un modello commerciale moderno.

Queste imprese dicono di costatare "un migliore ambiente di lavoro, una minore fluttuazione del personale come anche maggiore attaccamento all'impresa dei dipendenti qualificati".

Con effettivi diversificati che apportano più innovazione e permettono di puntare di più su alcuni segmenti di clientela specifici, anche i risultati finanziari sarebbero migliori, sostiene l'ACES.

ATS
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