Keystone
SVIZZERA
23.06.2021 - 06:330
Aggiornamento : 08:00

Farsi vaccinare? In città si è più disposti, rispetto alla campagna

Anche l'età e il sesso sembrano essere un fattore: è quanto emerge da un sondaggio dell'istituto Sotomo

BERNA - Mentre la campagna vaccinale prosegue, diverse persone in Svizzera continuano ad essere critiche e non intendono ricorrere al vaccino per proteggersi dal coronavirus. Secondo un sondaggio dell'Istituto di ricerca Sotomo, si tratta del 22% della popolazione elvetica.

L'analisi del gruppo, ripresa dal quotidiano Tages Anzeiger, mostra che a giocare un ruolo importante in questa decisione sono in particolare il domicilio (se si vive in città o meno), l'età, e il sesso. 

Nel Canton Obvaldo, ad esempio, un numero particolarmente alto di persone (circa il 40%) si oppone alla vaccinazione. È la percentuale più alta in Svizzera, seguita da Appenzello Interno (35%). Gli abitanti di Basilea Città sono invece più aperti alla vaccinazione: solo il 14,8% non vuole essere vaccinato. 

Ma come mai questa divisione urbano-rurale? Secondo il medico obvaldese Martin Sigg, potrebbe risultare dal fatto che la popolazione rurale sia stata meno colpita dalla pandemia, vista la minore densità della popolazione. In ogni caso, sottolinea l'esperto, anche ad Obvaldo la maggior parte della gente è felice e disposta a vaccinarsi.

Michael Hermann, tra gli autori del sondaggio, ha confermato al quotidiano d'oltralpe che «le città mostrano una maggiore disponibilità a farsi vaccinare. I Cantoni rurali senza centri urbani si distinguono per il loro più forte scetticismo», e questo non è un fenomeno nuovo: anche nel caso della vaccinazione contro il morbillo si nota «un quadro simile nella Svizzera tedesca».

Il sondaggio, poi, indica anche che la volontà di essere vaccinati è relativamente bassa tra coloro che hanno meno di 45 anni (circa il 30% non vuole essere vaccinato). Con l'aumentare dell'età, questa proporzione diminuisce, arrivando fino al 7% tra coloro che hanno più di 75 anni. In questo caso, la motivazione principale dovrebbe essere chiara: l'aumento del rischio di un decorso più grave della malattia.

Infine, concludono i ricercatori, le donne sono leggermente più titubanti rispetto agli uomini (30% e rispettivamente 26%). A tal riguardo, si può supporre che siano eventuali paure riguardo alla gravidanza ad influenzare l'opinione femminile. 

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