20min / Marco Zangger
SVIZZERA
07.02.2021 - 12:360
Aggiornamento : 18:03

Il lockdown non finirà tanto presto

Per gli allentamenti bisognerà aspettare almeno la primavera, come emerso dai colloqui di von Wattenwyl

Nel frattempo fa discutere una lettera dell'UDC: per gli altri partiti si tratta di allarmismo

BERNA - A marzo si riaprirà tutto? Probabilmente no, come emerso nell'ambito dei colloqui di von Wattenwyl che hanno avuto luogo lo scorso venerdì. Un incontro in cui il ministro della sanità Alain Berset ha spiegato che alla fine di febbraio saranno possibili soltanto piccoli adattamenti delle attuali misure. Ma per un ritorno alla normalità, bisognerà attendere la prossima estate.

È quindi probabile che anche per il mese di marzo saranno confermati provvedimenti quali le limitazioni per gli eventi privati, la chiusura di negozi e ristoranti, e il divieto di manifestazioni. Lo conferma ai domenicali SonntagsZeitung e NZZ am Sonntag il co-presidente del PS Cédric Wermuth, che ha preso parte all'incontro.

La lettera dell'UDC - Un incontro che è sfociato anche in una polemica che vede come protagonista l'UDC. In una lettera - firmata dal presidente Marco Chiesa e dal capogruppo Thomas Aeschi - indirizzata agli altri partiti e alla Cancelleria federale, come riferiscono i domenicali d'oltre San Gottardo, i democentristi affermano infatti che Berset avrebbe persino parlato di un lockdown in vigore fino a «luglio/agosto». Lo smentiscono altri presidenti di partito, che ritengono la mossa dell'UDC mero «allarmismo». È comunque chiaro, come detto, che allentamenti più importanti sono verosimilmente previsti appena per la primavera.

Varianti e inasprimenti? - Se lo scenario più probabile prevede di mantenere le misure attuali (con eventuali piccoli adattamenti) oltre la fine di febbraio, gli esperti osservano comunque che la strategia odierna non sta fornendo i risultati desiderati, ossia il dimezzamento settimanale dei contagi. Ecco quindi che un inasprimento delle misure non sarebbe irrealistico: «La situazione resta difficile a causa della diffusione dei virus mutati» afferma Rudolf Hauri, presidente dell'Associazione dei medici cantonali. Se la variante non potrà essere rallentata entro la fine di febbraio, «saranno probabilmente necessari ulteriori sforzi». Si parla quindi del settore scolastico, di ulteriori negozi o dei compresori sciistici.

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