Keystone
L'Hallenstadion pieno, durante un evento, nel 2019.
SVIZZERA
24.11.2020 - 08:300
Aggiornamento : 09:52

Un “freedom pass” per sani e vaccinati che vale una vita normale

L'idea arriva dal Regno Unito ma non dispiace nemmeno in Svizzera. Non mancano però le incognite

Economiesuisse: «La svolta possibile con i test rapidi», l'UFSP: «È ancora troppo presto»

BERNA - L'idea l'ha lanciata il premier britannico Boris Johnson sulle pagine del Telegraph: un "freedom pass" per chi è sano e che garantisce la possibilità di una vita normale, con possibilità di andare allo stadio, nei bar e lasciare a casa la tanto odiata mascherina. L'obiettivo dichiarato è quello di permettere all'economia di ritornare, gradualmente, alla normalità.

Come ottenerlo? Dipende, si pensa al vaccino che arriverà fra qualche mese ma anche ai test (rapidi e non). Stando all'ipotesi di Johnson, con due tamponi positivi nell'arco di una settimana si può garantire di essere sani, e sarebbero quindi sufficienti per ottenere il pass. 

Interessante sì, ma chi vigila? - Una possibilità, quella di un documento ufficiale che possa attestare il portatore di essere "senza Covid" che potrebbe avere molti risvolti positivi, conferma l'epidemiologo basilese Heiner Bucher: «Sarebbe molto pratico per viaggiare fuori dai confini nazionali, il tampone è già richiesto per imbarcarsi per molti Paesi, in questo caso si faciliterebbe la mobilità globale. Resta però il dubbio su quale debba essere l'autorità predisposta a questo tipo di documenti, soprattutto per quanto riguarda la sua validità internazionale».

SI torna a parlare del passaporto d'immunità - Assieme a quella del Freedom Pass, si riapre anche la discussione sul cosiddetto "passaporto d'immunità" dal virus, sul quale si dibatte già da tempo, anche a livello politico.

Se da una parte l'ipotesi non dispiacerebbe a una parte della politica, al mondo economico e alla popolazione (a favore 6 svizzeri su 10, secondo un recente sondaggio dello Swiss Medical Weekly), dall'altra la proposta era già stata cassata dalla task-force scientifica federale.

Il motivo? Rischia di creare una spaccatura fra cittadini di prima (i sani certificati) e seconda classe (tutti gli altri) e una situazione di palese discriminazione.

«Costi esorbitanti, si punti sui test rapidi» - Taglia corto Rudolph Minsch di Economiesuisse, se vi sarà la possibilità di fornire libertà particolari a sani/immuni, alla fine la decisione spetterà comunque la politica a quindi al Parlamento: «Il limite sono i costi, che per uno screening a tappeto rischiano di essere esorbitanti», conferma, «l'alternativa migliore è piuttosto quella di un test rapido, oggi si usano quasi solo per andare in aereo, in un futuro potrebbero essere estesi anche ai club o agli eventi. Certo, fuori dalle Migros proprio non me li vedrei».

Secondo l'Ufficio federale della salute pubblica però è ancora troppo presto per discutere sia di freedom pass sia di passaporto d'immunità: «Prima sarà necessario valutare l'efficacia dei vaccini, poi si vedrà. Attualmente è sicuramente troppo presto per entrare in materia», spiega la portavoce dell'UFSP Katrin Holenstein secondo la quale ci sono ancora troppi interrogativi aperti riguardo ai vaccini: proteggono solo sé stessi o anche gli altri, e per quanto tempo?

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