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SVIZZERA
11.11.2020 - 11:140

Nella lotta contro il terrorismo «lo scambio di dati tra cantoni è problematico»

Secondo Mark Burkhard, presidente della CCPCS, il nocciolo della questione sta nei sistemi informatici

BERNA - Il passaggio d'informazioni tra un cantone e l'altro rappresenta una problema nel quadro della lotta al terrorismo. È l'allarme lanciato da Mark Burkhard, nuovo presidente della Conferenza dei comandanti delle polizie cantonali (CCPCS), secondo cui il nocciolo della questione sta nei sistemi informatici, che non consentono lo scambio automatico di dati.

La comunicazione con le autorità straniere invece funziona bene, rileva Burkhard, eletto a capo della CCPCS a inizio novembre, in un'intervista concessa all'edizione odierna della "bz Basel". Ad esempio, nel caso del recente attentato di Vienna, l'Ufficio federale di polizia (fedpol) ha stabilito molto rapidamente contatti con le agenzie estere.

La Fedpol ha potuto chiarire con i cantoni se il terrorista fosse conosciuto e se ci fossero persone che avevano avuto contatti con lui. Tuttavia, lamenta Burkhard, di formazione ingegnere informatico ed economista, uno scambio automatizzato non è possibile. In poche parole, ciò significa che non si può semplicemente verificare se un soggetto è noto alla polizia, ma bisogna rivolgersi ai singoli corpi.

Al momento, continua Burkhard, si sta tentando di creare una base giuridica per sbloccare lo scambio automatizzato d'informazioni, uno strumento che sarebbe «molto importante, soprattutto nel caso di reati gravi». Il numero uno della CCPCS cita un esempio concreto: se un agente controlla un individuo per strada, è fondamentale sapere se esso è già noto alle forze dell'ordine. È possibile che sia in corso una procedura contro questa persona, ma il poliziotto, allo stato attuale delle cose, non può saperlo.

Burkhard sottolinea inoltre come il rischio di attentati terroristici in Svizzera sia aumentato, pur se il Paese non è al centro dell'attenzione dei fondamentalisti islamici. Un attacco simile a quello di Vienna è uno scenario assolutamente immaginabile anche nelle città elvetiche, mette in guardia.

La polizia sta attentamente monitorando e valutando la situazione nella Confederazione. Potrebbero quindi esserci adeguamenti alle misure di sicurezza dei singoli Cantoni, ad esempio in occasione dei mercatini di Natale.

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