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23.07.2020 - 07:520
Aggiornamento : 14:46

La crisi del coronavirus tocca anche Roche

Primo semestre 2020 con ricavi in calo. Ma sull'insieme dell'anno l'azienda si aspetta una crescita del giro d'affari

ZURIGO - Nemmeno Roche è sfuggita alle ripercussioni negative del coronavirus, nonostante il balzo della produzione di test per il Covid-19: nel primo semestre il gigante farmaceutico renano ha registrato una contrazione dei ricavi (su base annua) pari al 4% a 29,3 miliardi di franchi. Tuttavia, da giugno si notano i primi segnali di ripresa.

A incidere è stata non da ultimo anche la forza del franco: a tassi di cambio costanti i proventi segnano una progressione dell'1%, informa oggi la società. Ma anche il virus ha lasciato il segno: complice la paura di un contagio, i ricoveri ospedalieri e le visite ai medici si sono significativamente ridotti e per Roche sono quindi diminuite le entrate derivanti da farmaci quali l'Ocrevus per la sclerosi multipla, l'Emibra per l'emofilia o la MabThera per il cancro. Maggio ha visto le vendite crollare del 15% e l'effetto si è fatto sentire anche sul risultato: l'utile netto dei primi sei mesi è sceso del 5% a 8,5 miliardi di franchi.

Nel periodo in rassegna ha almeno in parte brillato il comparto diagnostica, che normalmente cresce all'ombra del ben più redditizio segmento dei medicamenti. Anche nel primo settore sono diminuiti gli affari per così dire di routine, ma l'effetto è stato attenuato dall'enorme domanda di test per il coronavirus: il segmento Molecular Diagnostics ha visto il giro d'affari salire del 61%.

In un incontro con i giornalisti il responsabile della divisione diagnostica, Thomas Schinecker, ha spiegato che le linee di produzione lavorano 24 su 24 e che le capacità verranno ulteriormente aumentare. Gli ordini sono schizzati verso l'alto: «I governi mandano addirittura direttamente velivoli militari per venire a prendere i nostri prodotti», ha detto Schinecker. Nel complesso la divisione diagnostica ha subito una contrazione dei ricavi del 3% a 6,1 miliardi, mentre per quella farmaceutica il passo indietro è stato del 4% a 23,2 miliardi.

Il gruppo guarda però con fiducia al futuro. «Vediamo chiari segnali di ripresa», ha osservato il Ceo Severin Schwan. A suo avviso la gente è ora nuovamente disposta ad andare dal medico o in ospedale. Questa tendenza, emersa in giorno, è continuata anche in luglio. Riguardo all'evoluzione della pandemia ci sono ancora molte incertezze, ha sottolineato il 52enne. «Tuttavia ci aspettiamo che nei prossimi mesi e anche a medio termine i sistemi sanitari saranno in grado di trattare pazienti non affetti da Covid-19».

Il dirigente con tripla nazionalità (austriaca, essendo nato in Tirolo, tedesca e svizzera) e doppia laurea (economia e diritto) si aspetta quindi una crescita per la seconda metà dell'anno. Nell'insieme del 2020 il gruppo dovrebbe vedere le vendite salire di una cifra percentuale da bassa a media in valute locali: un obiettivo quindi confermato.

Nell'attesa di vedere cosa porteranno i prossimi mesi gli analisti non si sono però al momento entusiasmati. I dati sulle vendite sono inferiori alle previsioni: gli esperti si attendevano sì un calo, ma di minore portata. L'effetto di questa parziale delusione si è visto in borsa: il buono di partecipazione Roche in giornata perde circa il 2%, in un mercato generalmente perfettamente piatto.

Roche è attiva in oltre 100 Paesi al mondo con più di 98'000 dipendenti. L'impresa è stata fondata nel 1896 da Fritz Hoffmann-La Roche (1868-1929), esponente del cosiddetto "Daig", termine con cui ci si riferisce agli strati sociali più elevati di Basilea, che a lungo si sono tenuti lontani dalle classi medie e popolari, ma anche dai nuovi ricchi. L'anno scorso sul ponte di comando dell'azionariato è salita la quinta generazione dei discendenti del fondatore, che è raccolta in un gruppo di azionisti che controlla il 45% del colosso farmaceutico.

Il secondo principale proprietario di Roche è il concorrente Novartis, che detiene una quota del 33,33%: Daniel Vasella (Ceo di Novartis fra il 1996 e il 2010, nonché presidente fra il 1999 e il 2013) aveva ammassato buoni di partecipazione Roche con l'intenzione di arrivare a una fusione fra i due gruppi. Lo scenario non si è poi concretizzato e oggi appare a prima vista poco probabile.

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