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SVIZZERA
15.07.2020 - 11:440
Aggiornamento : 12:48

Le donne incinte sono da considerare un gruppo a rischio Covid

Lo sostengono gli esperti del CHUV: «La malattia potrebbe causare un ritardo della crescita del bambino»

LOSANNA - Le donne incinte devono essere considerate un gruppo a rischio coronavirus. La Società svizzera di ginecologia e ostetricia sta modificando le sue raccomandazioni in questo senso, ha spiegato il professor David Baud, del Centro ospedaliero universitario vodese (CHUV).

All'inizio della crisi scatenata dal coronavirus, le informazioni provenienti da Cina, Italia e USA erano «rassicuranti». Le donne incinte non sembravano essere più a rischio della popolazione della stessa età, spiega il responsabile del Dipartimento di ginecologia e ostetricia del CHUV a Keystone-ATS. I dati più recenti hanno dimostrato invece che le donne incinte hanno da tre a cinque volte più probabilità di sviluppare una forma grave di Covid-19. E il virus è noto per avere conseguenze sul bambino.

Ritardo nella crescita - «La malattia induce cambiamenti nella placenta, che può essere infettata. Questo lascia supporre che i bambini siano meno ben nutriti nell'utero e quindi potrebbero sviluppare un ritardo della crescita», afferma Baud. Gli specialisti non hanno constatato nessuna malformazione, ma se c'è un ritardo nella crescita i neonati sono più piccoli, più deboli e hanno un rischio maggiore di ammalarsi.

«Abbiamo recentemente appreso che il virus può raggiungere il feto, anche verso la fine della gravidanza», aggiunge il medico. «L'impatto dell'infezione materna nel primo e nel secondo trimestre è ancora poco noto, motivo per cui le pazienti infette dovrebbero essere attentamente monitorate durante il resto della gravidanza».

Raccomandazioni da modificare - Per lo specialista, non c'è dubbio: «Quel che sappiamo è abbastanza allarmante da collocare le donne incinte fra i gruppi a rischio». David Baud, co-autore delle precedenti raccomandazioni della Società svizzera di ginecologia e ostetricia, ha segnalato all'associazione le sue osservazioni.

Queste sono in consultazione interna fino al 23 luglio. Lo specialista spera che all'inizio di agosto vengano emesse nuove raccomandazioni, che saranno poi trasmesse all'Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP). «Ora non sono preoccupato. Ma dobbiamo essere pronti se si verifica una seconda ondata in settembre od ottobre», aggiunge.

Telelavoro - In concreto, le donne incinte dovrebbero proteggersi di più e seguire scrupolosamente le misure di distanziamento sociale. Occorre dare priorità al telelavoro o lavorare in condizioni adeguate, altrimenti le future mamme dovrebbero essere messe in congedo malattia.

Il CHUV ha istituito un registro mondiale dei bambini Covid-19, al quale partecipano più di duecento ospedali. «Lì sono documentati più di mille casi di pazienti infetti», dice il medico. «Questo fornirà dati più affidabili. Al momento stiamo effettuando i primi test e speriamo di avere risultati entro la fine di agosto».

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