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SVIZZERA
22.05.2020 - 11:510
Aggiornamento : 14:45

Coronavirus: un danno di oltre 1,7 miliardi per gli ospedali

L'associazione delle strutture sanitarie elvetiche chiede che costi e perdite siano compensati dallo Stato

A causa del divieto di procedere a cure e interventi chirurgici, non dovrebbero invece aumentare le spese a carico delle casse malati

BERNA - Si stima che il danno finanziario per ospedali e cliniche dovuto al Covid-19, unito al divieto di eseguire trattamenti ordinato dal Consiglio federale per arginare la pandemia, potrebbe oscillare entro la fine dell'anno tra 1,7 e 2,9 miliardi di franchi. In una nota odierna, l'associazione H+ Gli ospedali Svizzeri chiede che i costi supplementari e le perdite di utili vengano compensati dalla Confederazione, dai Cantoni e dagli assicuratori.

H+ Gli Ospedali Svizzeri auspica che il Consiglio federale convochi con urgenza un vertice nazionale «per chiarire la questione della ripartizione dei costi conforme alla legge», precisa il comunicato.

Alla fine di aprile, sottolinea la nota, il danno finanziario ammontava a circa 1,5-1,8 miliardi. Secondo le previsioni, entro la fine del 2020 tale somma potrebbe lievitare di un ulteriore miliardo. Circa l’80% del danno subito è costituito da perdite di utili dovute al divieto di effettuare trattamenti e interventi chirurgici valido dal 16 marzo al 26 aprile, scrive H+ sulla base di un primo calcolo "grossolano" dell'associazione SpitalBenchmark.

Per H+ Gli Ospedali Svizzeri e i suoi membri è ora importante che questi costi supplementari e le perdite di utili non coperti vengano compensati dalla Confederazione, dai Cantoni e dagli assicuratori.

Per la direttrice dell'associazione, Anne-Geneviève Bütikofer, «è ora di smetterla con lo scaricabarile dietro le quinte sulla ripartizione dei costi».

Al servizio della pandemia - La crisi pandemica ha obbligato ospedali e cliniche a reagire in tempi brevi mettendo a disposizione personale, infrastrutture e materiale, affinché i pazienti affetti da Covid-19 e in pericolo di vita e tutti gli altri pazienti che avevano bisogno di un trattamento urgente, potessero ottenere la necessaria assistenza.

Queste prestazioni aggiuntive, precisa il comunicato, hanno generato costi supplementari e sono state fornite «senza ridurre né gli usuali standard di trattamento né la qualità e osservando rigorosamente le misure d'igiene e di sicurezza per pazienti, ospiti degli istituti di cura e personale».

Per permettere che le prestazioni fornite durante la crisi possano essere indennizzate a copertura dei costi, occorre adeguare le tariffe per gli ospedali e le cliniche a livello di assicurazioni sociali e infortuni. Secondo prime stime, nel settore ambulatoriale degli ospedali il 5% dei costi di trattamento risulta scoperto. Nel settore stazionario si tratta del 10%.

Secondo la nota, benché l'Ufficio federale della sanità pubblica abbia effettuato adeguamenti relativi all'applicazione delle tariffe ambulatoriali e stazionarie in vigore, tali cambiamenti non risultano sufficienti, visto che non generano indennizzi maggiori e non coprono i costi supplementari. H+ chiede dunque che, mediante l'ordinanza di necessità, vengano disposti dei supplementi su quei prezzi per trattamenti ambulatoriali e stazionari che non coprono i costi.

Nessun aumento dei premi - La cura dei pazienti durante la pandemia produce costi supplementari dovuti al trattamento più dispendioso e quindi più costoso. Il discorso è simile per i trattamenti ambulatoriali.

A causa del divieto di procedere a cure e interventi chirurgici deciso dal governo, molti trattamenti negli ospedali e nelle cliniche non hanno potuto essere eseguiti, ciò che porterà a minori spese a carico dell'assicurazione obbligatoria delle cure medico-sanitarie.

Gli assicuratori dispongono inoltre di circa 9 miliardi di riserve che, secondo H+, dovranno essere impiegate per costi supplementari imprevisti, come nel caso di un'epidemia.

Dal punto di vista di H+, quindi, i premi non aumenteranno, come temuto da alcuni politici, ma i risparmi a favore dell'Assicurazione obbligatoria delle cure medico-sanitarie (AOMS) dovuti al divieto di trattamento e lo sfruttamento delle riserve «possono più che attutire i costi aggiuntivi dovuti al Covid-19».

Gli assicuratori non ci stanno - In prese di posizione separate a Keystone-ATS, le casse malattia respingono le richieste di ospedali e cliniche. Stando a Curafutura, non esistono basi legali per la partecipazione degli assicuratori con i soldi dei premi e delle riserve alla copertura di compiti che per legge spettano ai Cantoni e alla Confederazione.

Le casse devono accollarsi solo i costi per le prestazioni. I premi malattia sono destinati a questo compito. Una modifica dell'attuale prassi porterebbe a un incremento dei premi per gli assicurati. Curafutura si dice tuttavia aperta a negoziati con i prestatori di cure su futuri adeguamenti dei prezzi.

Di tenore simile la risposta di Matthias Müller di Santésuisse a Keystone-ATS, secondo cui le riserve devono andare a vantaggio degli assicurati. A suo dire, sarebbe contrario alla legge se gli assicurati dovessero coprire costi per prestazioni mai ricevute.

Oltre a ciò, non vi sono segnali che lascino pensare a una diminuzione dei costi sanitari nel corso di quest'anno. Anche Santésuisse è tuttavia pronta a discuterne.

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