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08.05.2020 - 10:130
Aggiornamento : 11:54

Tutti al lavoro per il vaccino o per una cura

Berna, Basilea e Friburgo sperimentano, anche iniettandosi il vaccino test. Con l'OMS 17 ospedali cercano un farmaco.

I ricercatori si danno un gran da fare per trovare la giusta combinazione efficace contro il coronavirus.

BERNA - La Svizzera non è rimasta a guardare nella corsa globale per trovare un vaccino o farmaci efficaci per contrastare il coronavirus Sars-CoV-2. Tre équipe sono al lavoro su un vaccino, mentre altri ricercatori stanno setacciando i database dei principi attivi per trovare una combinazione di sostanze. Un centinaio di studi clinici sono già stati autorizzati.

«La Svizzera è all'avanguardia nella ricerca internazionale per quanto riguarda i vaccini, poiché può basarsi su una solida base di studi precedenti in questo campo», ha indicato all'agenzia Keystone-ATS Marcel Tanner, membro della task force scientifica (National COVID-19 Science Task Force) istituita dalla Confederazione nella lotta contro il nuovo coronavirus.

In sperimentazione - I progetti di ricerca sono attualmente nella fase di sperimentazione preclinica, aggiunge Tanner, professore emerito di epidemiologia dell'Università di Basilea e attuale presidente delle Accademie svizzere delle scienze. Tuttavia, «nel migliore dei casi» ci vorranno tra 15 e 18 mesi per avere un vaccino disponibile per la popolazione, a condizione che non ci siano imprevisti nelle fasi di test clinico.

Tre strade diverse - L'immunologo Martin Bachmann dell'Inselspital di Berna, ad esempio, sta lavorando a un vaccino contro le proteine "Spike", la punta molecolare che il virus usa per entrare nelle cellule umane. Un altro candidato è quello della società Alpha-O Peptides dell'immunologo basilese Peter Burkhard: è basato su nanoparticelle alle quali si attaccano le proteine Spike. Il vaccino è già stato testato sugli animali e lo stesso sviluppatore se ne è somministrato una dose di fronte alle telecamere. Il terzo progetto di ricerca per un vaccino proviene invece da Friburgo: Stefan Halbheer di InnoMedica sta attualmente lavorando su un vaccino costituito da liposomi, piccole vescicole che contengono anch'esse le proteine Spike del virus.

Progetto "Solidarity" - In attesa di un vaccino, attualmente la corsa si orienta anche alla ricerca di un farmaco efficace già presente sul mercato. In totale diciassette ospedali collaborano all'iniziativa "Solidarity" dell'Organizzazione mondiale della sanità (OMS), sotto la direzione dell'ospedale universitario (CHUV) di Losanna. Il Fondo nazionale svizzero (FNS) partecipa ai costi per un ammontare di 1,6 milioni di franchi.

Il piano di sperimentazione sui vaccini dell'OMS cerca di velocizzarne lo sviluppo con un programma flessibile, che permetterà di aggiungerli in corsa in base ai dati, arruolando continuamente volontari ed eliminando i vaccini che non sembrano funzionare.

I primi pazienti stanno partecipando al progetto "Solidarity" da una decina di giorni, ha indicato Oriol Manuel, responsabile dell'operazione per la Svizzera e specialista di malattie infettive al CHUV, precisando che è l'OMS a decidere quali farmaci sono testati, così come il loro dosaggio e la durata del trattamento.

Tra i medicamenti utilizzati figurano ad esempio l'antimalarico idrossiclorochina, oggetto di molte discussioni fin dall'inizio della crisi sanitaria, ma anche il Remdesivir e il Kaletra, finora usati per trattare rispettivamente il virus Ebola e l'HIV. I risultati saranno pubblicati dall'OMS, ha aggiunto lo specialista.

Nuovi farmaci - Lo sviluppo di nuovi farmaci contro il coronavirus, per contro, è ancora alla fase iniziale in tutto il mondo, ha spiegato Tanner. Numerosi progetti in questo senso sono stati avviati anche in Svizzera, dove la ricerca si concentra in particolare sul sistema utilizzato dal virus per attaccare la cellula ospite oppure sulla replicazione del virus all'interno di quest'ultima.

Inoltre, diverse équipe di ricercatori, ad esempio al Politecnico federale di Zurigo (ETH) e alle università di Zurigo e Basilea, stanno esaminando numerose banche dati di sostanze e principi attivi esistenti che tramite una loro combinazione potrebbero aiutare a contenere il coronavirus.

All'inizio di maggio Swissethics, l'organizzazione mantello delle commissioni etiche cantonali, ha dato il via libera a 106 studi clinici legati al Covid-19. Oltre 60 ulteriori richieste sono in fase di valutazione.

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