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SVIZZERA
17.11.2019 - 12:310

Traduzioni, a Palazzo federale si pensa ai robot

La Confederazione ha lanciato un progetto pilota. Il potenziale di risparmio è notevole, ma resta il problema della sicurezza dei dati

di Redazione
ats

BERNA - Interventi parlamentari, rapporti e regolamenti tradotti non più da esseri umani, bensì da robot grazie al software Deepl. È la soluzione che sta studiando la Confederazione, che ha lanciato un progetto pilota. Il potenziale di risparmio è notevole, ma resta il problema della sicurezza dei dati.

Già da un anno i funzionari dell'Amministrazione federale stanno usando il servizio multilingue Deepl per tradurre numerosi documenti, riporta la SonntagsZeitung nella sua edizione odierna. Secondo la portavoce della Cancelleria federale Ursula Eggenberger, citata dal domenicale, la valutazione sarà completata nel corso delle prossime settimane.

Affidarsi a uno strumento automatico comporterebbe economie ragguardevoli. Ogni anno, la Confederazione, oltre a rivolgersi a privati, fa tradurre circa 370'000 pagine ai suoi 450 specialisti. Non è ancora chiaro quante persone potrebbero perdere il lavoro: «Su questo non vogliamo speculare», afferma Eggenberger.

Ma l'Associazione svizzera dei traduttori, terminologi e interpreti (ASTTI) è ovviamente inquieta di fronte all'avanzata dei robot nel settore. Anche perché, fa notare al giornale la presidente dell'organizzazione Roxane Jacobi, «i testi tradotti con Deepl vengono memorizzati sui server esterni dell'azienda tedesca, al fine di migliorare gli algoritmi». La confidenzialità e la protezione dei dati non è pertanto garantita e neanche la versione a pagamento offre garanzie assolute in tal senso.

Un timore che sembra confermato pure da Swisscom. Il leader elvetico delle telecomunicazioni era interessato a Deepl, con il quale ha condotto test con esiti molto positivi. Nonostante ciò, proprio per questioni legate alla sicurezza delle informazioni, ha rinunciato a usare questo software. «Stiamo lavorando a un'altra soluzione per le traduzioni che soddisfi i criteri in materia di protezione dei dati», spiega sempre alla SonntagsZeitung la portavoce della società Annina Merk.

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