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18.09.2019 - 13:510
Aggiornamento : 14:58

Zio Paperone torna negli Usa: gli svizzeri non sono i più ricchi

Il patrimonio medio per adulto degli svizzeri si attesta a 173’800 euro, pari all’1,5% in meno rispetto all’anno precedente. Per gli americani è di 184’400 euro

BERNA - La Svizzera non è più il paese più ricco al mondo: con un patrimonio netto pro capite di 173'838 euro (circa 190'000 franchi), in flessione dell'1,5% rispetto all'anno precedente, nel 2018 la Confederazione è scivolata al secondo posto dietro gli Stati Uniti (184'411 euro), favoriti anche dalla forza del dollaro. È quanto emerge dall'ultimo del "Global Wealth Report" di Allianz.

La perdita del primato si spiega da un lato con l'erosione dei patrimoni e dall'altro con il maggiore indebitamento. Nel 2017 si era registrato in Svizzera un soddisfacente incremento del 7,6% e dalla crisi finanziaria, quando si era avuta l'ultima flessione, si osserva una crescita media del 3,8%.

La ricchezza lorda delle famiglie elvetiche è diminuita solo in misura marginale (-0,1%); si tratta tuttavia della prima contrazione dalla crisi finanziaria di undici anni fa, spiega Allianz. Le cause di questa flessione sono state il crollo dei titoli azionari e dei fondi di investimento (-7,4%), che non è stato possibile compensare con il lieve aumento dei depositi bancari (+1,8%) e la forte crescita di assicurazioni e pensioni (+3,8%).

Allo stesso tempo, il debito privato in Svizzera è salito al ritmo moderato degli anni precedenti (+2,8%) e il livello di indebitamento (rispetto al prodotto interno lordo) è sceso al 128%. Secondo l'assicuratore ciò rappresenta comunque un record assoluto: su base globale solo i danesi e gli australiani risultano ancora più indebitati; il dato medio dell'Europa occidentale è del 74,1%.

A livello globale la decima edizione del rapporto rivela una triste novità: nel 2018 le risorse monetarie nette - vale a dire la differenza tra ricchezza lorda e debito - sono diminuite simultaneamente nei paesi industrializzati e in quelli emergenti, il che non era accaduto neanche al culmine della crisi finanziaria del 2008. Complessivamente si sono ridotte dell'1,9% a 129'800 miliardi di euro, con una contrazione più forte (-5,7%) nei paesi emergenti, a fronte del -1,1% nei paesi industrializzati.

Gli investitori di tutto il mondo si sono trovati dinanzi a un vero dilemma: da un lato l'escalation del conflitto commerciale tra Stati Uniti e Cina, l'interminabile "saga della Brexit" e le crescenti tensioni geopolitiche e dall'altro l'inasprirsi delle condizioni monetarie e la normalizzazione (annunciata) delle politiche da parte delle banche centrali.

Queste sfide hanno lasciato il segno sulle piazze borsistiche: nel 2018 i listini azionari hanno perso circa il 12% a livello globale, con ripercussioni dirette sull'evoluzione patrimoniale. La ricchezza lorda delle famiglie è scesa dello 0,1% a 172'500 miliardi di euro.

La ricchezza lorda dei paesi emergenti non solo è diminuita per la prima volta, ma con un calo dello 0,4% ha anche raggiunto livelli più bassi rispetto ai paesi industrializzati (-0,1%). A ciò ha contribuito in modo determinante la debolezza dello sviluppo in Cina, dove i patrimoni si sono ridotti del 3,4%. Ma anche altri paesi emergenti importanti, come Messico e Sudafrica, hanno dovuto far fronte a perdite considerevoli nel 2018.

Si tratta di un'inversione di tendenza degna di nota, secondo Allianz. Negli ultimi due decenni il vantaggio in termini di crescita dei paesi emergenti è stato infatti mediamente di 11,2 punti percentuali: è come se le tensioni commerciali abbiano imposto una repentina battuta d'arresto al processo di recupero dei paesi più poveri. Dal canto loro i paesi industrializzati non hanno tratto grandi benefici da questa situazione: sia il Giappone (-1,2%) che l'Europa occidentale (-0,2%) come pure l'America del Nord (-0,3%) hanno esibito un andamento negativo dei patrimoni.

Al contempo gli afflussi sono saliti del 22% fino a segnare il nuovo record di oltre 2'700 miliardi di euro, grazie tuttavia esclusivamente all'espansione negli USA. La riforma fiscale ha infatti permesso alle famiglie americane di accrescere il proprio tasso di risparmio di un incredibile 46%, cosicché quasi due terzi di tutti i risparmi dei paesi industrializzati sono da attribuirsi agli Stati Uniti.

Il debito delle famiglie è aumentato del 5,7% a livello mondiale; il tasso di crescita si è collocato lievemente al di sotto del 6,0% dell'anno precedente, ma senz'altro al di sopra della media decennale del 3,6%. Grazie all'espansione economica comunque robusta, con un 65,1% il livello di indebitamento (rapporto debito/PIL) globale è tuttavia rimasto stabile. Questo vale pressoché per tutte le regioni, con un'unica eccezione: l'Asia (senza il Giappone), dove solo negli ultimi tre anni la quota è salita di quasi 10 punti percentuali, soprattutto per via dello sviluppo in Cina (+15%).

Per lo studio Allianz ha analizzato patrimoni e indebitamento delle famiglie in oltre 50 paesi.

Commenti
 
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Pier 11 mesi fa su tio
Ecco perché in Svizzera si sta bene: io mangio due polli, tu non ne mangi, ma la media è di uno a testa! Poi, che ci piazziamo al primo o tra i primi posti, ne è il risultato. Se le statistiche fossero anche analizzate e capite, forse non si ragionerebbe più in questi termini!
Meno 11 mesi fa su tio
@Pier Per favore, va bene far polemica, ma mi sembra che lei stia esagerando, basta fare un salto nei paesi limitrofi per rendersi conto che generalmente (tutte le fasce) si sta meglio di altri paesi.
Pier 11 mesi fa su tio
@Meno Sono d'accordo, rispetto ad altri Paesi stiamo decisamente meglio (sicurezza, sanità, ecc., ... Il mio commento era riferito alle statistiche che, nella maggior parte dei casi non vengono né interpretate né, tanto meno, capite. Rimane comunque il fatto che non è tutt'oro quello che luccica!
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