Keystone - foto d'archivio
ZURIGO
17.07.2019 - 06:000

L'Heidi giapponese al museo nazionale

La mostra potrà essere visitata fino al 13 ottobre

ZURIGO - Al Museo nazionale di Zurigo si inaugura mercoledì una esposizione intitolata "Heidi in Giappone". Icona della letteratura per bambini grazie al romanzo di Johanna Spyri, la ragazzina delle montagne svizzere ha ottenuto ancora più notorietà negli anni '70 attraverso la serie animata giapponese.

La mostra, che potrà essere visitata fino al prossimo 13 di ottobre, si concentra sulla commistione di due culture e sulla genesi della serie di cartoni animati che ha avuto un ruolo chiave nella diffusione del genere "anime", scrivono in una nota i responsabili del museo.

In Svizzera, Heidi non è solo la protagonista di un libro per bambini, ma una sorta di eroina popolare che ha affascinato generazioni di lettori. L'opera in due volumi pubblicata da Johanna Spyri alla fine del XIX secolo è diventata un bestseller internazionale già ai tempi dell'autrice.

Tradotta in più di 50 lingue, Heidi non è soltanto un personaggio letterario, ma col tempo diventa anche il volto di una campagna per promuovere il turismo in Svizzera.

Proprio in Giappone Heidi ottiene un enorme successo di pubblico. Al termine della Seconda guerra mondiale, la popolazione nipponica inizia a mostrare un certo interesse verso il mondo alpino idealizzato: interesse che nel 1974 si accentua grazie alla serie animata "Heidi, la ragazza delle Alpi". Gli anime - come vengono chiamati i cartoni animati in Giappone - fanno da contrasto all'economia giapponese in forte crescita e al suo aspetto industrializzato.

I 52 episodi della serie vengono ideati dai quattro ragazzi, due dei quali – Hayao Miyazaki e Isao Takahata – fondano in seguito il famoso Studio Ghibli. Il successo mondiale della serie giapponese, che ripete quello del libro di Johanna Spyri, fa di Heidi un fenomeno globale, che ritorna in Svizzera grazie al piccolo schermo.

La mostra al Museo nazionale è frutto della collaborazione con l'Università di Zurigo e con un team di esperti giapponesi guidato dai professori Aki Nishioka e Takashi Kawashima.

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