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ARGOVIA
04.07.2019 - 18:390
Aggiornamento : 19:00

«L'ho ucciso scuotendolo, ma non lo maltrattavo»

Il tribunale è chiamato a decidere in seconda istanza contro il 42enne, ex compagno della madre del piccolo di 26 mesi morto nel 2014

AARAU - Ammette di aver scosso il figlio di due anni della sua ex compagna fino a provocarne la morte, ma continua a negare la lunga serie di maltrattamenti precedenti. Il Tribunale cantonale argoviese, chiamato oggi a giudicare un 42enne in seconda istanza, non ha ancora preso una decisione. La sentenza sarà comunicata per iscritto nei prossimi giorni, ha detto il presidente del tribunale d'appello al termine della giornata di dibattimento.

Il bimbo, che aveva 26 mesi, è morto la sera del 12 ottobre 2014 - una domenica - per una cosiddetta sindrome del bambino scosso. La madre, uscita di casa in quei minuti per gettare il sacco della spazzatura, non ha assistito alla scena.

13 anni a lui, 8 mesi a lei - Nel settembre del 2017, il Tribunale distrettuale di Baden (AG) aveva condannato il 42enne cittadino svizzero a 13 anni di detenzione per omicidio intenzionale e ripetute lesioni personali. La donna, di nazionalità tedesca, è stata a sua volta giudicata responsabile di ripetute lesioni colpose commesse per omissione e condannata a 8 mesi di detenzione con la condizionale. La madre ha accettato la sentenza, mentre l'uomo ha fatto appello.

Lo picchiava sin da subito - Il 42enne andò a vivere con la donna nella primavera 2014, iniziando ad accudire il bambino durante le assenze della madre, che lavorava in ambito sanitario. Il bambino, che era considerato iperattivo, iniziò a presentare da quel momento diverse ferite: ematomi, bruciature e una commozione cerebrale. La perizia autoptica ha portato alla luce numerose lesioni precedenti al giorno della morte, fra cui un'emorragia cerebrale e la frattura di tre costole.

«Non consapevole delle sue azioni» - Al processo d'appello, l'avvocato della difesa ha chiesto oggi di ridurre la pena per il suo assistito ad un massimo di 24 mesi. Non esistono prove su chi abbia provocato le lesioni al bambino e non è nemmeno certo che l'uomo fosse consapevole delle conseguenze delle sue azioni, ha detto il difensore.

«Lo disturbava» - La procuratrice che ha sostenuto l'accusa ha chiesto di confermare la condanna di prima istanza. Il rapporto fra l'accusato e la madre è durato soltanto sei mesi, durante i quali il bimbo ha rappresentato per l'uomo «un fattore di disturbo», ha detto la procuratrice.

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