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BERNA
09.06.2019 - 09:160
Aggiornamento : 12:35

Donne in "pole-position" in vista delle elezioni di ottobre

Rivendicano seggi in parlamento dalle file di tutti i partiti. La sinistra parte con un buon vantaggio

BERNA - A pochi giorni dallo sciopero nazionale del 14 giugno, le donne sono anche le protagoniste di questo inizio di campagna in vista delle elezioni federali. Rivendicano seggi in parlamento dalle file di tutti i partiti. La sinistra parte con un buon vantaggio.

«Vogliamo dirigere, decidere e lavorare insieme al di là delle divisioni politiche», affermano Lisa Mazzone (Verdi), Jacqueline De Quattro (PLR), Flavia Wasserfallen (PS) e Isabelle Chevalley (PVL). E non sono le uniche che la pensano così. Questo messaggio è già stato lanciato un anno fa in un video della Commissione federale per le questioni femminili (CFQF) in vista delle elezioni federali del 20 ottobre. L'obiettivo è chiaro: «Metà-metà. Più donne in politica».

E anche associazioni si sono mobilitate: Alliance F e Operation Libero hanno lanciato "Helvetia chiama". «Cosa accadrebbe se avessimo 40 donne e sei uomini al Consiglio degli Stati o 137 donne e 63 uomini al Consiglio nazionale», si chiedono le giovani donne non senza un po' di autoironia, ma ben determinate a risvegliare il maggior numero possibile di vocazioni politiche femminili.

Calo in parlamento - La situazione in Svizzera non è particolarmente brillante in quanto a quote femminili: oggi meno di un terzo dei 200 membri del Nazionale sono donne; agli Stati sono solo il 13%. Durante la legislatura, il parlamento ha pure "perso" una deputata e una "senatrice", sostituite da due uomini.

Un governo e un parlamento composti da una grande maggioranza maschile non è rappresentativo della nostra popolazione, afferma Alliance F. Le donne devono poter partecipare all'elaborazione delle leggi che le riguardano tanto quanto gli uomini. Il rapporto tra uomini e donne in politica deve essere 50 a 50.

Zebrate, equilibrate, volontarie - I partiti affermano tutti di «sostenere in modo attivo le candidature femminili». A sinistra, l'equilibrio di genere nelle liste elettorali è la norma da anni, secondo i portavoce del PS e dei Verdi.

I socialisti hanno optato per liste "zebrate", alternando le candidature femminili e maschili. In alcuni cantoni, come Berna, esistono anche liste di sole donne congiunte a quelle degli uomini. I Verdi, che hanno dichiarato il 2019 "Anno femminista", privilegiano le liste 50-50, seguendo l'esempio della Francia, dove il numero di donne elette è effettivamente aumentato. Entrambi i partiti sono fiduciosi che sulle loro liste figureranno per il 50% donne.

Il PPD registra quasi il 40% di candidate alle elezioni federali, secondo il suo portavoce Michael Girod. La strategia del partito è quella di proporre liste miste. «Questa è la prova che la parità può essere ottenuta senza quote». Inoltre, le sezioni cantonali vengono incoraggiate regolarmente sulle candidature femminili senza però dare loro alcuna raccomandazione.

Nessuna direttiva alle sezioni neppure per l'UDC. Il partito insiste piuttosto su una buona rappresentanza di giovani, anziani, uomini, donne, professioni e regioni nella realizzazione delle liste, indica la portavoce Andrea Sommer. Niente quote, parità o liste femminili. «Le elettrici e gli elettori devono poter scegliere chi vogliono, da una lista di persone rappresentative».

Dal canto suo il PLR sta per lanciare una campagna molto aggressiva per la promozione delle sue candidate, secondo la consigliera nazionale Doris Fiala, che non rivela altro.

Le nuove rivali - Al di là delle formule di promozione specifiche per ogni partito, nella maggior parte dei cantoni sta emergendo un vero e proprio slancio femminista. Alliance F ha già registrato 37 candidature di donne in 16 cantoni per il Consiglio degli Stati. Sebbene il numero di candidate aumenti ad ogni nuova elezione federale, tale cifra provvisoria non è mai stata tanto elevata (35 nel 1995). Per il Nazionale è ancora troppo presto per avere delle cifre.

Tuttavia, per essere elette le donne devono avere le stesse possibilità dei loro colleghi uomini di venir collocate in cima alle liste o semplicemente comparire su un ticket per la Camera dei cantoni. Ciò porta a volte a forti rivalità interne. Il PS ha attirato l'attenzione nel canton Vaud dove Roger Nordmann è stato estromesso dal ticket per gli Stati da Ada Marra, al contrario in Argovia è stato Cédric Wermuth a farla franca su Yvonne Feri.

Per Alliance F, niente potrebbe essere più normale: «È la stessa concorrenza che esiste tra due uomini per aggiudicarsi un seggio», dice Jessica Zuber. Ma perché ci sia una vera e propria battaglia tra i generi, sono necessarie donne politiche di altro profilo. E ciò sembra ben lungi dall'essere il caso nei partiti borghesi. «Da noi mancano pretendenti», ammette una militante del PLR, aggiungendo che per quanto riguarda il profilo, c'è ancora un margine di miglioramento.

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