Keystone (archivio)
SVIZZERA
28.04.2019 - 19:500

Un poliziotto neonazista lavora per le FFS

L'uomo detesta gli stranieri e venera Hitler. Lavora per la polizia ferroviaria e ha pure partecipato alla sorveglianza del WEF di Davos

BERNA - «Un neonazista lavora per la polizia ferroviaria». Ad aprire il vaso di Pandora è stata l'odierna edizione del SonntagsBlick. Il quotidiano riporta infatti che l'uomo, un sangallese di 43 anni, non fa nulla per nascondere le proprie convinzioni. Anzi. La sua bacheca di Facebook è piena di scritte che inneggiano alle SS e che rivelano la sua ammirazione per Adolf Hitler. L'ultimo messaggio risalente allo scorso 20 aprile (giorno di nascita del Führer) recitava così: «Eine Kerze für den Onkel! GruSS» («una candela per lo zio. SSaluti»).  A completare questo (triste) quadretto pure slogan razzisti e frasi contro i migranti.

Agente al Wef - In precedenza l'uomo lavorava per la polizia cantonale di Appenzello Esterno. E con quella divisa ha partecipato alla sorveglianza dei potenti del mondo durante il World Economic Forum di Davos. Durante la sua permanenza nei Grigioni è stato pure incaricato di mettere in sicurezza un hotel a cinque stelle munito di fucile d'assalto.

Bocche cucite sul caso da parte delle FFS - Ma la cosa più grave è - sempre secondo il quotidiano d'oltralpe - che i suoi superiori sembrano non essersi accorti delle sue "simpatie" xenofobe.  «Non vediamo altra spiegazione al fatto che ancora oggi pattugli i treni e le stazioni pistola in mano». Interrogate dal SonntagsBlick le ferrovie federali svizzere si sono rifiutate di commentare il caso specifico. Ma un portavoce ha assicurato che «le FFS  non tollerano alcun comportamento inumano, razzista, e che inneggia alla violenza o all'estremismo da parte dei propri dipendenti».

Il precedente ticinese - La presenza di agenti con spiccate simpatie naziste non è una novità neppure alle nostre latitudini. Aveva infatti fatto scalpore e scandalo il caso del poliziotto della polizia cantonale che l'anno scorso era stato promosso a sergente maggiore dopo che nel 2016 era stato condannato per aver pubblicato su Facebook una serie di post inneggianti al nazismo e al fascismo corredati da immagini di Hitler e Mussolini.

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