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SVIZZERA
26.02.2019 - 11:510

Blindati e armamenti per oltre mezzo miliardo

Le esportazioni dalla Svizzera sono aumentate del 14% rispetto all'anno precedente. Gli acquirenti maggiori? Germania, Danimarca e Stati Uniti

BERNA - Nel 2018 le imprese svizzere hanno esportato materiale bellico in 64 Paesi per un totale di 509,9 milioni di franchi, pari ad un aumento del 14% rispetto all'anno precedente. È quanto ha comunicato oggi la Segreteria di stato dell'economia (SECO).

Anche se l'export di questo settore ha fatto registrare un aumento, i dati non sono paragonabili a quelli del 2017, si legge in una nota. Prima di quest'anno le cifre sulle esportazioni di materiale bellico provenivano infatti dall'Amministrazione federale delle dogane (AFD), che però utilizzava un sistema di conteggio diverso.

Le transazioni di maggiore entità sono state l'esportazione di veicoli blindati in Danimarca (59 milioni) e in Romania (22,5 milioni), oltre che esportazioni dell'esercito svizzero nell'ambito della liquidazione di carri armati in Germania (9 milioni) e di missili "Sidewinder" negli Stati Uniti (8 milioni).

Suddivise per continenti, le esportazioni verso l'Europa si sono attestate al 75,6% (2017: 49,8 %), quelle verso l'America al 12,5% (14,3 %), verso l'Asia all'11,6% (28,5 %), verso l'Africa allo 0,2% (7,3 %) e verso l'Australia allo 0,1% (invariato).

I cinque maggiori acquirenti sono stati la Germania (118,0 milioni), seguita da Danimarca (73,5 milioni), Stati Uniti (51,9 milioni), Romania (22,5 milioni) e Italia (19,6 milioni).

Nell'anno in esame sono state presentate alla SECO 2260 nuove domande di esportazione (2017: 2677). Ne sono state accolte 2279 per un valore totale di 2,088 miliardi di franchi. Dodici richieste sono state respinte (2017: 16).

La differenza tra il valore delle esportazioni effettive e quello delle domande, si spiega con il fatto che alcuni beni vengono esportati soltanto l'anno dopo e che spesso le autorizzazioni non vengono utilizzate perché manca la necessaria copertura finanziaria o perché il cliente sospende o annulla l'ordine.

Sforzi a livello internazionale - La SECO ci tiene a sottolineare gli sforzi della Confederazione fatti in relazione al tema delle armi, sempre controverso. Con il rapporto annuale sul controllo dell'esportazione di armi leggere e di piccolo calibro la Svizzera partecipa agli sforzi internazionali per rendere più trasparente il settore.

Nel 2018 è stata autorizzata l'esportazione di 14'584 armi leggere e di piccolo calibro (2017: 9362), destinate soprattutto a imprese attive nel commercio di armi, imprese industriali, forze straniere, organismi di polizia stranieri e altri enti statali.

Mediante il sostegno costante al progetto "Small Arms Survey" dell'Institut de Hautes Etudes Internationales et du Développement (IHEID) la Svizzera promuove la ricerca nell'ambito della lotta internazionale contro il commercio illegale e l'uso abusivo di armi di piccolo calibro.

In uno dei suoi progetti la "Small Arms Survey" esamina regolarmente le informazioni sul commercio internazionale pubblicate dai principali Paesi esportatori. I risultati di questa verifica vengono pubblicati sotto forma di un barometro della trasparenza.

Nel barometro del 2018, che si basa sui rapporti e sulle statistiche d'esportazione dei rispettivi Paesi del 2015, la Svizzera risulta nuovamente uno dei Paesi più trasparenti. A differenza del 2017 (era al secondo posto in classifica) lo scorso anno con 21,75 punti svettava di nuovo al primo posto.

Oltre a questo, continua la SECO, dal 2015 in Svizzera è in vigore il trattato internazionale sul commercio delle armi (Arms Trade Treaty, ATT), approvato nel 2013 nel quadro dell'ONU. Ad oggi comprende 100 Stati membri. Mancano ancora 35 ratifiche, tra cui quella degli Stati Uniti.

La Svizzera ospita a Ginevra la sede della Segreteria permanente del Trattato e dirige il gruppo di lavoro istituito dalle Parti contraenti per l'effettiva applicazione.

Dibattito - Le cifre pubblicate oggi alimenteranno ad ogni modo il dibattito sulla vendite di armi. Il popolo dovrà con ogni probabilità pronunciarsi su un'iniziativa popolare che vuole dare un giro di vite al settore.

La discussione è iniziata lo scorso giugno, quando il Consiglio federale ha annunciato un addolcimento dell'ordinanza, autorizzando le esportazioni verso Paesi in conflitto interno.

In seguito al polverone sollevato, il governo ha fatto marcia indietro e ha lasciato il divieto attuale. L'iniziativa vuole una conferma di questo divieto e vuole anche vietare l'esportazione di materiale bellico verso Paesi che violano sistematicamente e in maniera grave i diritti umani.

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