Key/20M
Corina Eichenberger-Walther (a sinistra), Fabian Molina (a destra)
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SVIZZERA
26.02.2019 - 08:320
Aggiornamento : 10:11

La politica risponde alla "sposa dell'Isis" di Losanna prigioniera in Siria

La 29enne chiedeva il rimpatrio e «di essere trattata come una svizzera», le risposte arrivate degli schieramenti sono (ovviamente) agli antipodi

ZURIGO - La storia di Selina (29 anni), da Losanna in Siria seguendo il marito arruolatosi nell'Isis e da 14 mesi prigioniera in un campo curdo, l'abbiamo raccontata ieri sulle pagine di 20 minuti e su tio.ch.


20M/Ann Guenter
Selina è arrivata in Siria a seguito del marito nel 2015: «È stato un errore», ha confidato a 20 Minuten. Ora vorrebbe tornare: «Mi manca la pace che c'è in Svizzera».

L'appello alla Svizzera della donna, detenuta con la figlia di 2 anni, è uno solo: «Fatemi tornare a casa, non fatemi processare qui. Trattatemi come svizzera oppure riprendetevi il mio passaporto».

Un'idea alla quale, in linea di principio, si è già opposta settimana scorsa la consigliera federale Karin Keller-Sutter.


Keystone
Barbara Keller-Inhelder (Udc): «Andando in Siria ha tradito la Svizzera, qui non c'è più niente per lei».

E in diversi sono della sua stessa idea: «Andando in Siria questa donna ha tradito la sua patria, non ha più nessun diritto», sentenzia Barbara Keller-Inhelder (Udc). Contraria anche la liberale Corina Eichenberger-Walther: «Gli ex-miliziani dello Stato islamico rimpatriati rappresenterebbero un rischio per la sicurezza nazionale. Ne ha aderito di sua volontà, ora ne paghi le conseguenze».


Keystone
Fabian Molina (PS): «Qui possiamo garantire un processo equo, la Svizzera potrebbe rimpatriare una ventina di jihadisti e riformarli».

Ma non mancano le voci a suo favore: «È svizzera, quindi deve essere processata qui. Abbiamo questa responsabilità», commenta Sibel Arslan (Verdi). «I curdi non possono essere parziali, hanno sofferto troppo nella guerra contro l'Isis», spiega Fabian Molina (PS), «qui possiamo garantire che il processo sia equo. Penso che la Confederazione possa permettersi di rimpatriare una ventina di ex-jihadisti e riformarli di modo che non possano più fare del male».

20M/Ann Guenter
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