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15.02.2019 - 10:330
Aggiornamento : 11:01

«Il personale di cura è insoddisfatto, quasi la metà vuole cambiare lavoro»

La denuncia arriva da Unia, che ha condotto un sondaggio fra gli assistenti di cura

BERNA - Un assistente di cura su due non intende continuare a svolgere questo tipo di lavoro fino all'età del pensionamento. È quanto emerge da un sondaggio condotto da Unia, i cui risultati sono stati presentati oggi a Berna. Secondo il sindacato, le ragioni sono da ricercare nella sempre maggiore predominanza di considerazioni economiche nell'organizzare il lavoro del personale di cura.

Rappresentanti di Unia hanno parlato oggi di "risultati allarmanti" dell'ultima indagine sulle cure infermieristiche. Il sondaggio ha preso in considerazione informazioni fornite da 1194 persone che lavorano nell'assistenza di lunga durata.

Dall'indagine emerge che ben il 47% degli intervistati non vuole lavorare nel settore infermieristico fino al pensionamento. Nel caso degli operatori sociosanitari questa quota è addirittura del 52%, mentre per il personale infermieristico si parla del 45%.

Solo un dipendente su cinque - sottolinea Unia - immagina di portare avanti questo tipo di impiego fino al pensionamento. Si tratta di prospettive estremamente negative per un settore in cui continua ad esserci grande carenza di personale, sottolinea il sindacato.

Tra le principali ragioni di questa tendenza figurano soprattutto i problemi di salute: un intervistato su due (49%) ha indicato di voler cambiare lavoro perché l'attività nel settore delle cure è nociva per la sua salute. Si tratta di professioni pesanti sia dal punto di vista fisico che psicologico, rileva il sindacato.

Inoltre il finanziamento orientato alla persona - con contributi corrisposti dalla Confederazione direttamente a coloro che hanno seguito un corso di preparazione a un esame federale di professione o a un esame professionale federale superiore - esercita una pressione economica sull'intero settore.

Secondo Unia, la frammentazione dei singoli servizi forniti ha reso il lavoro più intensivo e maggiormente soggetto allo stress. Dal sondaggio emerge che l'86% degli intervistati si sente spesso stanco ed esaurito. Il 72% ha dichiarato di soffrire regolarmente di disturbi fisici, mentre il 70% si sentirsi costantemente stressato durante i turni di lavoro.

Il personale di cura lamenta, oltre ai rischi per la salute, anche salari troppo bassi: il 79% ritiene che il proprio stipendio non sia adeguato. Una collaboratrice sanitaria assunta al 72% (grado medio di occupazione nelle cure stazionarie di lunga durata in Svizzera) - guadagna scarsi 2900 franchi lordi al mese, precisa Unia. Si tratta di impieghi per i quali - proprio a causa delle difficili condizioni di lavoro - il personale è solitamente assunto a tempo parziale. Quasi il 90% sono donne.

Due intervistati su tre ritengono che gli orari di lavoro non siano abbastanza equi ed equilibrati. Le fluttuazioni sono fortemente aumentate negli ultimi tempi a causa dell'adozione in molte strutture del modello di orario di lavoro calcolato sull'arco dell'anno, ha sottolineato Samuel Burri, responsabile del settore cure presso Unia. Ciò costituisce un forte problema per i dipendenti: la flessibilità richiesta influisce sul tempo libero e sulla vita familiare.

L'87% degli intervistati ritiene che il personale impiegato sia insufficiente. La stessa percentuale indica di non aver tempo a sufficienza per occuparsi dei pazienti. Per quasi tutti (92%) il risultato del sovraccarico è una scarsa qualità dell'assistenza.

Alla luce dei risultati dell'indagine, l'Unia chiede l'abolizione dell'orario di lavoro annuale e l'introduzione di sistemi di turni equilibrati. Secondo il sindacato è inoltre necessario un finanziamento equo delle cure, con retribuzioni corrette, che siano sufficienti anche per chi è impiegato a tempo parziale. Bisognerà infine aumentare il personale.

I datori di lavoro e le loro associazioni Curaviva e Senesuisse non sono abbastanza consapevoli dei problemi del personale di cura e del fatto che le condizioni di lavoro siano critiche, ha aggiunto Burri. Negano i problemi e mostrano poco interesse verso un dialogo tra partner sociali.

In futuro ci vorrà un dialogo "tra pari" e una tavola rotonda che coinvolga datori di lavoro, associazioni di categoria e sindacati. Solo con uno scambio regolare di informazione e unendo le forze si potranno risolvere i problemi del settore e migliorare i finanziamenti a livello politico.

Il sondaggio è stato condotto principalmente online dal 15 ottobre 2018 al 31 gennaio 2019. 2935 persone hanno partecipato, 2885 osservazioni sono state prese in considerazione. I dati principali provengono da 1194 dipendenti di case di riposo e di cura. Il 93% dei partecipanti erano donne, il 7% uomini.

Commenti
 
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LAMIA 1 anno fa su tio
Sicuramente non nei nosocomi Ticinesi! Salvo mosche rare sono tutti di oltre confine e possono baciare la terra che da loro da mangiare. Hai politici invece ricordarsi che avete scoraggiato e allontano i giovani ticinesi dalle professioni sanitarie e qualche giorno sarete voi a rimanere senza personale di cura!
Galium 1 anno fa su tio
@LAMIA Forse siamo noi che dovremmo ringraziare questi stranieri che svolgono lavori ingrati ma indispesabili. I giovani ticinesi evidentemente preferiscono lavori meno impegnativi
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