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SVIZZERA
24.01.2019 - 14:050

Un (altro) carro armato svizzero in mano ai terroristi

Pare che il mezzo, un Piranha I dell’azienda Mowag, possa essere stato consegnato alla Nigeria 35 anni fa

BERNA - Spunta (di nuovo) un carro armato svizzero tra le immagini di attacchi tentati o portati a segno da Boko Haram. Il gruppo terroristico è ancora attivo in Nigeria, Ciad, Niger e Camerun settentrionale. I dati ufficiali riferiscono di 20’000 persone uccise dal 2009, oltre a numerosi rapimenti.

A fine dicembre gli estremisti si erano vantati della conquista della città di Baga - che in passato ha già subito diversi massacri a opera del gruppo terroristico - compiendo diversi raid anche contro la Taskforce militare internazionale, notizia in seguito smentita dall’esercito nigeriano. Il giornalista britannico Christiaan Triebert su Twitter ha postato il fermo immagine di un carro armato gommato utilizzato da Boko Haram in dicembre.

Un mezzo simile era già comparso nel 2016 nelle immagine di un assalto condotto da Boko Haram.  Allora l’azienda Mowag aveva confermato che si trattava «molto probabilmente» di un Piranha I. In base alle informazioni disponibili online, l’esercito del Paese africano dispone di 110 Piranha provenienti dalla Confederazione e almeno uno è finito in mano a Boko Haram.

Anche il mezzo ripreso nelle immagini risalenti al mese di dicembre 2018 è «molto probabilmente» un «Piranha I, modello consegnato circa 35 anni fa al governo nigeriano», come confermato da General Dynamics European Land System - Mowag con sede a Kreuzlingen (TG) a 20 Minuten.

Lo scorso dicembre è partita la raccolta firme - che scadrà l'11 giugno 2020 - sull'iniziativa di rettifica contro le esportazioni di armi verso Paesi in guerra civile. Negli scorsi mesi, l'annuncio del governo di autorizzare, a determinate condizioni, le esportazioni verso i Paesi in guerra civile al fine di rafforzare l'industria elvetica degli armamenti aveva suscitato aspre critiche. A seguito di questa forte opposizione, il progetto era stato abbandonato a fine ottobre. Tuttavia, "l'Iniziativa di rettifica" è stata comunque lanciata l'11 dicembre, in quanto punta a modificare la Costituzione non solo per impedire una nuova distensione delle norme, ma anche per correggere quanto deciso nel 2014 quando, su mandato del Parlamento, il Consiglio federale ha ammorbidito le norme in materia. I promotori del testo hanno specificato che lo scopo non è quello di introdurre un divieto totale, bensì il rispetto di alcune "linee rosse" da non oltrepassare.

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