BERNA
25.11.2018 - 16:540
Aggiornamento : 18:11

Autodeterminazione: promotori delusi, contrari sollevati

Il "padre" della proposta, Hans-Ueli Vogt: «Ovviamente mi aspettavo un sostegno maggiore»

BERNA - Delusione fra i promotori, sospiro di sollievo fra i contrari: la netta bocciatura popolare dell'iniziativa sull'autodeterminazione ha determinato in modo chiaro vinti e vincitori al termine di una lunga e intensa campagna combattuta da entrambi i lati con i cannoni da 90.

La reazione UDC - «Ovviamente mi aspettavo un sostegno maggiore», ha detto il "padre" della proposta di modifica costituzionale, il professore di diritto e consigliere nazionale (UDC/ZH) Hans-Ueli Vogt. A suo avviso gli oppositori hanno avuto il vantaggio di poter presentare diversi argomenti contrari. «Noi invece abbiamo dovuto cercare di motivare, in modo piuttosto astratto, il perché il diritto di voto fosse in pericolo». Secondo Vogt «forse non è ancora arrivato il momento giusto per mostrare come la democrazia diretta stia lentamente morendo».

Il presidente UDC Albert Rösti non ha esitato a parlare di una campagna «aggressiva e calunniosa» portata avanti dai contrari, che sarebbe riuscita a diffondere insicurezza. Il partito ormai da decenni su posizioni sovraniste promette che osserverà con attenzione come si terrà conto degli aspetti legati ai diritti popolari in dossier quali l'accordo quadro con l'Ue o il patto migratorio.

PS - Gioisce per contro il fronte politico opposto: l'esito del voto mostra che gli svizzeri sono stanchi dell'UDC, ha sostenuto il capogruppo PS alle Camere federali Roger Nordmann. Questo è un buon segnale per gli altri partiti - ha aggiunto - in vista delle elezioni federali del 2019. Secondo Nordmann è stato evitato il «caos fenomenale» che sarebbe seguito a un'accettazione dell'iniziativa: gli svizzeri si sono dimostrati assennati e si osserva «un netto riflusso del populismo»: i cittadini «ne hanno abbastanza della logica alla Trump» e hanno mandato a picco «la nave ammiraglia dell'UDC».

Amnesty - Accenni alla classe politica dell'intero pianeta sono stati fatti anche dal segretario generale di Amnesty International (AI) Kumi Naidoo: «in un momento storico in cui molti leader nel mondo tentano di fare marcia indietro sulla tutela dei diritti umani la popolazione svizzera ha mandato un messaggio importante». La sezione elvetica di AI si è fortemente impegnata nella campagna, perché temeva le conseguenze del voto sull'applicazione della Convenzione europea dei diritti dell'uomo (CEDU).

Operazione Libero - Più è pericolosa un'iniziativa, più la gente si mobilita per contrastarla, ha da parte sua affermato Laura Zimmermann dell'organizzazione Operazione Libero. Secondo l'associazione - movimento politico che si definisce impegnato per una Svizzera aperta al mondo e orientata al futuro - sui manifesti l'UDC ha presentato il tema in modo conciliante, ma sui forum internet i toni erano ben diversi: c'è stata quindi una reazione.

Economiesuisse - L'apertura verso l'estero è il tema sottolineato anche nelle reazioni del mondo economico. Per Monika Rühl, direttrice della federazione delle imprese svizzere Economiesuisse, in gioco vi era un aspetto centrale, l'accesso ai mercati internazionali. A suo avviso il no scaturito dalle urne è in realtà da interpretare quindi come un sì a una Svizzera aperta: sono state poste le basi per mantenere il benessere del paese e per salvaguardare i posti di lavoro, si è detta convinta Rühl.

USAM - Sulla stessa linea si è espressa l'Unione svizzera delle arti e mestieri (USAM), che interpreta il voto come un chiaro segnale contro l'isolamento in materia di politica estera. L'approccio «tutto o niente» portato avanti dagli iniziativisti non ha fatto breccia, si rallegra l'associazione che rappresenta soprattutto le piccole e medie imprese. Con il suo no il popolo ha una volta ancora mostrato che è per un'economia aperta e che non vuole mettere in pericolo l'accordo di libera circolazione con l'Ue.

Comitato di Berna - Anche il Comitato di Berna sui è detto «sollevato» per l’opposizione chiara del popolo svizzero all’iniziativa dell’UDC. «La democrazia e lo Stato di diritto sono inseparabili e devono rimanerlo», ha dichiarato in un comunicato giunto in serata. «Abbiamo visto una novità in questa campagna elettorale: l’UDC ha venduto la sua iniziativa come uno strumento di garanzia. Poster pubblicitari sorprendentemente calmi, colori accomodanti, un solo messaggio: “sì alla democrazia”. Ma una democrazia matura – come quella svizzera – non si fa con gli slogan, la si vive. Praticamente tutte le professoresse e i professori di giurisprudenza delle università svizzere hanno scritto un appello contro l’iniziativa. Hanno spiegato che un sistema democratico complesso va curato e sviluppato all’interno delle strutture internazionali, sempre più dotate di strumenti che permettono uno standard minimo continentale nelle tutele delle singole cittadine e dei singoli cittadini».

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