Keystone
SVIZZERA
08.10.2018 - 11:080
Aggiornamento : 16:34

Costruzione: cresce la tensione tra operai e padronato

Il 15 ottobre è stat organizzata un'azione di protesta a Bellinzona

BERNA - Nella costruzione crescono le tensioni tra sindacati e padronato. Il contratto nazionale del settore, che scade alla fine dell'anno, e il mantenimento del pensionamento a 60 anni, sono al centro della diatriba, hanno indicato oggi i sindacati Syna e Unia, in una conferenza stampa a Berna. Nell'incontro con i media i rappresentanti dei lavoratori hanno annunciato azioni di protesta: la prima si terrà in Ticino tra una settimana.

«Da agosto vengono condotti negoziati per assicurare la perennità del pensionamento a 60 anni», hanno ricordato i sindacati, secondo i quali una soluzione è pronta. Questa contempla il mantenimento dei 60 anni per la fine dell'attività lavorativa e il finanziamento del risanamento delle pensioni da parte dei lavoratori in cambio di un aumento salariale dignitoso.

«La Società svizzera degli impresari costruttori (SSIC) - hanno proseguito i rappresentanti dei lavoratori - fa sapere che sarebbe pronta a questa soluzione solo nel caso in cui i sindacati accettino uno smantellamento nel Contratto nazionale mantello (CNM)». «I lavoratori edili sono indignati di fronte a questo ricatto», ha dichiarato Nico Lutz, responsabile del settore Edilizia di Unia.

I tagli nel CNM proposti dalla SSIC in cambio del mantenimento della pensione a 60 anni consistono in particolare, secondo i sindacati in un sistema di lavoro a chiamata, descritto come un "attacco contro la salute dei lavoratori". Il dumping salariale così come l'abolizione della protezione contro le intemperie completano i peggioramenti voluti dagli impresari.

«La nostra salute non è in vendita», reclamano i muratori, sottolineando che le loro giornate lavorative - a volte di dieci ore sui cantieri oltre a due ore di viaggio nel traffico - sono estremamente pesanti. Ora gli impresari costruttori vogliono aumentare le ore flessibili all'anno da 100 a 300 con conseguenze che sarebbero disastrose: le giornate lavorative di dodici ore diverrebbero la norma da marzo a dicembre con un riposo forzato in gennaio e febbraio.

La SSIC chiede che i salari minimi non vengano applicati ai praticanti che lavorano da meno di quattro mesi sui cantieri, hanno criticato i sindacati. In questo modo - è stato sottolineato - alle imprese straniere che hanno il diritto di lavorare in Svizzera per 90 giorni senza autorizzazione, sarebbe concesso di operare con "stagisti" pagati forse 1000 franchi al mese. Il salario minimo verrebbe così aggirato.

Anche la richiesta di permettere di declassare i lavoratori più anziani, in caso di cambiamento di posto di lavoro, che consentirebbe di ridurre il salario di oltre 1000 franchi al mese, nuoce a tutte le imprese oneste ed è un ulteriore affronto agli occhi dei sindacati.

In un comunicato la SSIC dichiara che «dal 2019, i sindacati vogliono che i lavoratori siano indennizzati in inverno a carico della cassa di disoccupazione». Si tratta di una «proposta scandalosa», di un incitamento all'abuso sociale.

I datori di lavoro chiedono alla presidente di Unia Vania Alleva e al presidente di Syna Arno Kerst una presa di distanza pubblica da queste proposte. Il fatto che una delegazione negoziale lodi una tale idea come soluzione per il settore è semplicemente inaccettabile, dichiarano. Se dovessero essere avanzate ancora proposte di questo genere, la SSIC sospenderà temporaneamente le trattative contrattuali.

Per tutte queste ragioni i lavoratori edili ne hanno abbastanza e annunciano azioni di protesta dalla metà di ottobre in tutta la Svizzera. La prima è prevista a sud delle Alpi il 15 ottobre, poi il giorno seguente a Ginevra.

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