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23.07.2018 - 16:270

Vittoria parziale di Uber: «Gli autisti non sono impiegati»

Gächter: «Ci vorranno anni prima di sapere se il modello della piattaforma Uber è ammissibile in Svizzera»

ZURIGO - Gli autisti di Uber sono da considerare come impiegati o come personale indipendente? In una vertenza che la oppone alla Suva, il Tribunale delle assicurazioni sociali di Zurigo ha dato parzialmente ragione alla società che offre servizi di trasporto attraverso un'applicazione mobile.

La sentenza, che risale allo scorso 10 di giugno, è oggetto di un servizio in onda questa sera a "10 vor 10", di cui la rubrica d'informazione di SRF ha fornito un'anticipazione.

All'origine della vertenza - ha confermato il tribunale - vi è una decisione della Suva, che nel gennaio 2017 ha stabilito che Uber va considerato come un normale datore di lavoro. Per l'istituto nazionale di previdenza contro gli infortuni, la filiale svizzera "Uber Switzerland GmbH" andrebbe quindi assoggettata al pagamento dei contributi sociali per i suoi autisti.

Uber, che si considera invece come una semplice piattaforma tecnologica per autisti attivi come lavoratori autonomi, ha portato il caso davanti al Tribunale delle assicurazioni sociali di Zurigo, ottenendo come detto almeno in parte ragione.

In base alla sentenza, la difficoltà principale è legata al fatto che la Suva vuole far pagare i contributi alla filiale svizzera di Uber. Tutti i contratti e i flussi di denaro sono però registrati presso "Uber B.V." e "Rasier Operations B.V.", due società con sede ad Amsterdam. Per il tribunale "non è accertato" che gli autisti abbiano un rapporto contrattuale con la filiale "Uber Switzerland GmbH".

I giudici del tribunale zurighese rimandano in altre parole la palla nel campo della Suva, che dovrà chiarire se le società olandesi possono essere considerate come datore di lavoro, al posto della filiale svizzera.

Una decisione tutto sommato "comprensibile", afferma citato nella nota di "10 vor 10", Thomas Gächter, professore di diritto delle assicurazioni sociali all'Università di Zurigo. La struttura giuridica di Uber è in effetti molto complessa: «Una società si occupa del software e fissa le condizioni per gli autisti, un'altra si occupa dei flussi finanziari e una terza dei contratti».

La questione centrale non è quindi ancora risolta. Per il professor Gächter, ci vorranno anni prima di sapere se il modello della piattaforma Uber è ammissibile in Svizzera.

Secondo l'esperto, l'attuale parziale vittoria di Uber - che si è vista accordare anche un risarcimento di 2500 franchi per le spese procedurali - potrebbe anche celare un enorme rischio a lungo termine. Se infatti un giorno un tribunale dovesse stabilire che gli autisti di Uber sono effettivamente da considerare come dipendenti, la fattura finale per la società o una delle sue partner potrebbe rivelarsi "molto salata".

Il sindacato Unia ha da parte sua criticato la decisione del Tribunale delle assicurazioni sociali. «È da ormai cinque anni che Uber tiene i suoi autisti in una situazione di finta indipendenza. La più grande 'truffa sui salari' della Svizzera rischia ora di andare avanti ancora per anni», ha detto il sindacalista Roman Künzler ai microfoni di "10 vor 10".

Lo scorso mese di marzo la Segreteria di Stato dell'economia (SECO) era arrivata alla conclusione che Uber e le sue società partner devono essere considerate come un datore di lavoro, e quindi assoggettate al pagamento dei contributi sociali. La presa di posizione, sollecitata dal sindacato Unia, aveva fatto seguito ad uno sciopero degli autisti che lavorano per Uber a Ginevra.

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