Keystone
SVIZZERA
28.02.2018 - 18:130

Libero scambio, escludere l'olio di palma dall'accordo con la Malesia

È l'opinione del Consiglio nazionale che ha approvato una mozione in materia di Jean-Pierre Grin

BERNA - L'olio di palma va escluso dai negoziati per l'accordo di libero scambio con la Malesia, malgrado possa compromettere il buon esito delle trattative. È l'opinione del Consiglio nazionale che ha approvato, con 140 voti contro 35 e 10 astenuti, una mozione in materia di Jean-Pierre Grin (UDC/VD).

Nel suo atto parlamentare, il Vodese ricorda che le piantagioni di palme da olio sono la principale causa di deforestazione in Malesia. A ciò si aggiungono violazioni sistematiche dei diritti umani.

La produzione di olio di palma avviene inoltre utilizzando un erbicida proibito in Svizzera. La soppressione dei diritti doganali prevista nel quadro dell'accordo di libero scambio per l'olio di palma ottenuto in queste condizioni sarebbe disastrosa per la produzione di oleaginose in Svizzera, in particolare per la colza, ha sottolineato Grin.

Pierre-Alain Fridez (PS/JU) ha da parte sua sottolineato i problemi di salute pubblica che l'utilizzo dell'olio di palma genera. Il giurassiano ha chiesto al consigliere federale Johann Schneider-Ammann se gli aspetti economici siano più importanti di quelli ecologici e sanitari.

Il ministro dell'economia ha risposto citando l'accordo di libero scambio con la Cina nel quale figura un capitolo sulla questione ambientale. La Svizzera, ha poi aggiunto, sta conducendo una politica economica sostenibile, questo non va dimenticato, ha sottolineato.

Schneider-Ammann ha poi ricordato che escludere l'olio di palma dai negoziati significa affossare l'accordo di libero scambio con la Malesia. Una intesa può essere stipulata solo se copre i principali prodotti d'esportazione che interessano entrambe le Parti, ha sostenuto il ministro dell'economia.

Schneider-Ammann ha poi affermato che non è prevista una soppressione totale del dazio all'importazione sull'olio di palma. In questo contesto i negoziati tengono conto delle potenziali ripercussioni sul mercato interno e sono quindi compatibili con la politica agricola, ha sostenuto, invano, il ministro dell'economia.

L'atto parlamentare passa ora al Consiglio degli Stati.

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