Keystone
SVIZZERA / FRANCIA
06.02.2018 - 21:280

Tariq Ramadan in prigione per un documento smarrito?

L’islamologo afferma che il pomeriggio in cui è accusato di avere stuprato una donna, si trovava in realtà in volo. Il biglietto, però, sarebbe stato "perso" dalle autorità

PARIGI - Un documento «non ancora verificato» potrebbe scagionare dalle accuse di stupro Tariq Ramadan, che si trova in detenzione a Parigi dalla scorsa settimana.

L’islamologo svizzero è sotto inchiesta per violenza sessuale, al centro di due denunce per stupro relative a fatti del 2009 e 2012, avvenuti a Rouen. Una donna accusa Ramadan di averla abusata in un hotel di Lione nel 2009. Ma ci sarebbe un documento - secondo quanto riferisce Le Parisien - che potrebbe smentire il suo racconto.

Ramadan avrebbe infatti prenotato un volo da Londra a Lione il 9 ottobre 2009, data del presunto stupro. Alle 18.35 l’aereo è atterrato all’aeroporto Saint-Exupéry, dove l’islamologo era atteso per una conferenza alle 20.30. Per i suoi difensori, questo documento metterebbe definitivamente in dubbio l’accusa della donna, che sostiene di avere subito la violenza «nel pomeriggio».

Gli investigatori francesi hanno fermato Ramadan lo scorso mercoledì a Parigi, dove era stato convocato nel quadro dell’indagine. Due giorni dopo, il fermo è stato tramutato in arresto. Il documento in questione, però, è entrato in possesso degli investigatori solo giovedì. Non è quindi stato possibile verificarne l’attendibilità - ad esempio contattando la compagnia aerea - prima che Ramadan comparisse davanti al giudice, lo scorso venerdì.

La prenotazione del volo rientra in una nota datata 6 dicembre e trasmessa dagli avvocato difensori di Ramadan alla sezione P20 della procura di Parigi, incaricata di dirigere l’inchiesta preliminare aperta lo scorso 20 ottobre. Una mail del 7 dicembre conferma la ricezione del documento. Denunciando la «mancanza di comunicazione», gli avvocati difensori hanno inviato una lettera al procuratore generale, recriminando che il loro cliente non sia mai stato interrogato in merito a questo presunto alibi. Il documento sarebbe infine entrato nell’incarto dell’indagine solo il 1. febbraio.

Resta in carcere - Il giudice delle misure coercitive ha deciso oggi a porte chiuse che Ramadan resta in carcere. Il 55enne, nipote del fondatore del movimento fondamentalista dei "Fratelli musulmani", continua a negare gli addebiti.

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