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BERNA
13.11.2017 - 12:120

Nazionalità dei criminali: «Ci sono 23 imam radicali nel Canton Berna»

Il presidente della CDDGP auspica regole più severe per la concessione dell'assistenza sociale e critica la decisione di non menzionare più la nazionalità dei criminali nei comunicati di polizia

BERNA - Hans-Jürg Käser, presidente della Conferenza dei direttori cantonali di giustizia e polizia (CDDGP), critica aspramente la decisione di non menzionare più la nazionalità dei criminali nei comunicati di polizia, presa a Zurigo dal municipale Richard Wolff. E auspica regole più severe per la concessione dell'assistenza sociale, in particolare per gli imam radicali.

Lo scorso 7 novembre Wolff, esponente della Lista alternativa di estrema sinistra e responsabile del dicastero sicurezza della città sulla Limmat, ha annunciato che la polizia comunale non renderà più nota di propria iniziativa la nazionalità delle persone sospettate di reati. I giornalisti dovranno chiederla espressamente per conoscerla.

Decisione sbagliata - Una decisione «sbagliata» e contraria alle raccomandazioni della CDDGP, afferma Käser, consigliere di Stato bernese PLR e presidente da cinque anni la Conferenza, in una intervista pubblicata oggi dalla "Neue Zürcher Zeitung": «Ovunque si chiede trasparenza, perché proprio qui non deve valere il principio di pubblicità? (...) Si crea risentimento quando la gente ha la sensazione che le si nasconde qualcosa».

«Menzionando la nazionalità non si dice che tutti gli stranieri sono criminali», sostiene Käser. È però un dato di fatto - aggiunge - che la quota di stranieri nelle carceri elvetiche è alta in modo superiore alla media. E le statistiche dicono anche che su mille africani occidentali ogni anno ne vengono condannati venti in Svizzera, contro otto ex jugoslavi e meno di tre svizzeri. «Non possiamo nascondere simili informazioni sotto il tappeto, solo perché non corrispondono alla nostra concezione del mondo», afferma il consigliere di Stato. Del resto, rileva, menzionare la nazionalità non va solo contro gli stranieri: «nell'ambito della pedopornografia i colpevoli sono spessissimo svizzeri».

No assistenza a chi non rispetta le regole - Interrogato sull'alto tasso di criminalità fra le persone provenienti dall'Africa Käser rileva che «un numero di persone superiore alla media provenienti da questa regione non si attiene alle regole». Chi viene in Svizzera - aggiunge - dovrebbe in fretta rendersi conto che qui si può vivere bene solo se si rispettano le regole. Altrimenti «deve subirne le conseguenze». A suo avviso, «il diritto penale non basta» e «il diritto all'aiuto sociale dovrebbe essere fatto dipendere maggiormente dal comportamento del beneficiario»: a chi sgarra, se necessario, niente più assistenza, ma solo soccorso d'emergenza.

23 imam radicali nel canton Berna - Ciò dovrebbe valere - ritiene Käser - anche per i casi come quello dell'ormai celebre 64enne libico Abu Ramadan, che avrebbe predicato l'annientamento dei nemici dell'islam in una moschea di Bienne non disdegnando nel contempo di incassare, dal 2004 al 2017, circa 600'000 franchi di assistenza sociale nell'attigua Nidau.

Un caso - aggiunge il consigliere di Stato - che era noto alle autorità locali e cantonali, che non hanno però potuto far nulla, dovendo attenersi alla legislazione federale (ad Abu Ramadan è stato nel frattempo revocato il diritto d'asilo ed è ora valutata una revoca del permesso C di domicilio). Käser sottolinea che ci sono «parecchi imam con cui collaboriamo estremamente bene», ma precisa anche che «nel canton Berna sono attualmente 23 gli imam nel mirino dei servizi segreti» per il loro radicalismo.

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