Keystone
SVIZZERA
23.10.2017 - 14:360
Aggiornamento : 15:22

Otto milioni di franchi per aiutare i profughi Rohingya

Berna ha pure ribadito il suo appello al governo birmano affinché rispetti i diritti umani, chiedendo che gli autori delle violazioni contro questa popolazione siano giudicati

BERNA - La Svizzera aumenterà a otto milioni di franchi il suo aiuto ai Rohingya fuggiti in Bangladesh dalla Birmania. Nel contempo Berna ha ribadito il suo appello al governo birmano affinché rispetti i diritti umani e chiede che gli autori delle avvenute violazioni contro questa popolazione musulmana siano giudicati.

L'annuncio dell'aumento è stato fatto oggi dal delegato del Consiglio federale all'aiuto umanitario, Manuel Bessler, alla riunione dei paesi donatori apertasi oggi a Ginevra: l'Onu chiede 434 milioni di dollari (circa 424 milioni di franchi) per aiutare i Rohingya affluiti in massa dalla Birmania (o Myanmar) nel confinante Bangladesh, spiegando che i bisogni umanitari continuano a crescere.

Dal mese di agosto - rammenta in una nota il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) - oltre mezzo milione di persone sono fuggite dalle violenze nello Stato birmano di Rakhine. Queste persone "completamente indifese", tra cui molte donne e bambini, si trovano in una situazione di estrema precarietà.

Aiuto svizzero già in corso - L'Aiuto umanitario della Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DSC) - precisa il DFAE - ha già versato quasi la metà degli otto milioni per le operazioni dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR), dell'Organizzazione internazionale per le migrazioni (OIM), del Programma alimentare mondiale (PAM) e di varie Ong. Il mese scorso ha inoltre fornito tende e altro materiale di pronto soccorso alla regione di Cox's Bazar, dove si trovano migliaia di profughi rohingya.

Tre esperti del Corpo svizzero di aiuto umanitario sostengono inoltre l'OIM e l'UNICEF nella realizzazione di siti di accoglienza e nell'installazione di sistemi di distribuzione di acqua potabile e servizi igienico-sanitari. Bessler ha auspicato una migliore coordinazione umanitaria nei campi aperti in questa regione.

Aiuto anche in Birmania - Sia la Birmania sia il Bangladesh fanno parte dei "paesi prioritari" della DSC. Nello Stato di Rakhine Berna ha già aumentato il suo impegno umanitario, portando il suo contributo a 4,47 milioni di franchi dalla fine del 2016. Le sue attività hanno permesso di ristabilire un accesso all'acqua potabile, all'alimentazione, alle cure, alle infrastrutture pubbliche e ad alloggi sicuri per migliaia di persone. Inoltre, un esperto del Corpo svizzero di aiuto umanitario collabora con l’UNHCR per contribuire alla protezione delle popolazioni Rohingya che si trovano ancora in questo Stato.

Dal 2012, la Svizzera sostiene la Birmania anche nel processo di transizione democratica e di pace. Si dice dunque "profondamente preoccupata per le gravi violazioni dei diritti umani" e per la situazione umanitaria e di sicurezza nello Stato di Rakhine.

Punire i colpevoli - Berna chiede dunque al governo birmano di rispettare pienamente i suoi obblighi in materia di diritto internazionale, di prevenire tutte le violazioni dei diritti umani e di garantire che gli autori di violazioni siano tradotti in giustizia. Si tratta di condizioni indispensabili - afferma il DFAE- per permettere ai profughi di rientrare.

In questo contesto, la Svizzera ritiene che «la Corte penale internazionale dovrebbe assumere un ruolo importante». Berna esorta anche il governo birmano a facilitare e a garantire un accesso rapido e senza ostacoli all'aiuto umanitario e una protezione per tutte le comunità, senza discriminazione.

Infine, la Svizzera sollecita il governo birmano ad avviare immediatamente l'attuazione delle raccomandazioni della Commissione consultiva sullo Stato di Rakhine, presieduta da Kofi Annan, «per permettere alla popolazione di questo Stato di ritrovare il cammino verso la pace e verso uno sviluppo inclusivo».

«Evitare la catastrofe umanitaria» - «Questa Conferenza dovrebbe suonare come una sveglia. È il momento di mobilitarsi per evitare una catastrofe, ripristinando la dignità di una popolazione in grave stato di bisogno»: è l'appello lanciato oggi dalla presidente internazionale di Medici Senza Frontiere, Joanne Liu, da poco rientrata dal Bangladesh, in occasione della Conferenza dei Donatori per la crisi dei rifugiati Rohingya, organizzata a Ginevra da Ocha, Iom e Unhcr e co-ospitata dall'Ue e dal Kuwait.

«È difficile comprendere le dimensioni della crisi - afferma Joanne Liu - se non le vedi con i tuoi occhi. Gli insediamenti sono incredibilmente precari. Rifugi improvvisati fatti di fango e teli di plastica, fissati insieme con il bambù e sparsi su piccole colline. Non vi sono quasi servizi e la vulnerabilità delle persone è sconvolgente. Famiglie intere vivono sotto teli di plastica in un terreno fangoso e allagato. Hanno poche cose, sono esposti agli attacchi degli elefanti e non hanno accesso ad acqua pulita, latrine, cibo o assistenza sanitaria».

Intanto, l'afflusso di rifugiati non rallenta: nelle ultime due settimane, rende noto Msf, altre 40'000 persone hanno attraversato il confine dalla Birmania, un chiaro segno che le violenze nello Stato di Rakhine continuano.

«Invitiamo il governo del Bangladesh a mantenere aperti i suoi confini e la comunità internazionale a sostenere questo gesto coraggioso. È dovere dei donatori contribuire a prevenire un disastro di salute pubblica. Possiamo farlo solo assicurando una risposta alle necessità vitali di una popolazione che ha affrontato violenze, stupri e torture» conclude Joanne Liu.

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