Capitan Kaufmann e tutto il Lugano festeggiano il primo titolo.
UN DISCO PER L'ESTATE
10.07.2019 - 13:000
Aggiornamento : 15.07.2019 - 22:39

Quando il sogno si tramutò in realtà

L’1.3.1986 è una data storica per il Lugano. A Davos, accompagnati da migliaia di tifosi e trascinati da un Kenta Johansson formato extraterrestre, i bianconeri vinsero il loro primo titolo

LUGANO - Diversi torpedoni. Centinaia e centinaia di auto private. Tutti bardati da due soli colori: il bianco e il nero. Tutti in marcia verso un’unica destinazione. Davos. Era il primo marzo 1986. Una data che rimarrà per sempre impressa nella memoria di tutti i tifosi sottocenerini. A partire dai 3'000 che quella trionfale trasferta dal Ticino ai Grigioni la vissero in prima persona. Quella del primo titolo svizzero. Quella che ha visto la nascita del Grande Lugano.

E il Lugano quella sera grande lo fu davvero. La squadra di John Slettvoll - forte del convincente successo ottenuto nella prima sfida di finale (5-0 alla Resega) - scese infatti sul ghiaccio di Davos con grande fiducia nei propri mezzi. E non si lasciò destabilizzare nemmeno dal (quasi immediato) vantaggio firmato da quel satanasso di Jacques Soguel.

Perché quel Lugano - oltre ad una rosa piena di talento - sapeva di poter contare su un vero e proprio extraterrestre sui pattini. Su un uomo che da solo poteva decidere la partita. Come fece quella sera. Kent “Kenta” Johansson, con le sue quattro reti, fu infatti il grandissimo protagonista della sontuosa rimonta che regalò il primo (agognato) titolo ai bianconeri. A tre minuti dalla fine, con il Lugano ancora sotto per 4-5 nel risultato, lo svedese decise infatti che era giunta l’ora di (ri)scrivere la storia. Il tintinnio del palo, ammaccato pochi secondi prima da Sergio Soguel, stava ancora risuonando nella bolgia della pista grigionese quando Kenta regalò il pareggio al Lugano con uno slap di rara potenza e precisione scagliato da appena dentro la blu avversaria. Esplose la panchina. Esplose la curva.

Ma quella gioia si trasformò in irrefrenabile euforia quando - a un minuto dalla terza sirena - lo stesso numero 25 bianconero risolse una mischia furiosa davanti alla gabbia davosiana, firmando il punto del definitivo sorpasso. La rete dell’ex Eberle, segnata nella porta sguarnita, diede poi la definitiva certezza. Il sogno era diventato realtà. La coppa alzata da Kaufmann. L’abbraccio tra Slettvoll e Geo Mantegazza con il suo celebre maglione verde che diverrà talismano e simbolo di altre mille battaglie. La pista di Davos che vibra di felicità bianconera. Sugli spalti come sul ghiaccio. Immagini indelebili di una serata storica. Istantanee incancellabili del primo titolo.

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Commenti
 
sergejville 1 mese fa su tio
Siamo stati i primi a vincere un titolo -in uno sport principale- in Ticino e tali resteremo. Poi ne sono arrivati altri sei! E siamo stati i primi ad arrivare tra le 4 migliori in Europa (quando ancora c'era l'URSS, la DDR e la Cecoslovacchia…) e sempre i primi a rimontare una serie di Playoff dallo 0-3, vincendola (nel 2006). E per passare agli spalti: i primi a portare il tifo organizzato e le coreografie nell'hockey. In poche parole Unici.
matteo2006 1 mese fa su tio
@sergejville Il nostro Club è più vecchio (forse del Ticino? bisognerebbe chiedere a qualcuno io non l'ho trovato online). ;-)
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