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UN DISCO PER L'ESTATE
03.07.2019 - 08:300
Aggiornamento : 15.07.2019 - 22:36

Peter, il campionissimo che non c'è più

Quasi otto anni fa, la morte di Jaks provocò cordoglio e tristezza in tutta la Svizzera. In Ticino si vissero giorni di lutto, soprattutto ad Ambrì

AMBRì - Un ricordo triste. Un grande campione che non c’è più. Tanto letale sul ghiaccio, tanto fragile nella vita. Peter Jaks, l’uomo dei record - 894 punti e 487 reti in campionato solo per citarne due - ha salutato tutti e se n’è andato in un triste giorno di autunno di quasi otto anni fa.

Era infatti il 5 ottobre del 2011 quando l’ex campione ticinese, a soli 45 anni, pose fine alla propria vita gettandosi sotto un treno nei pressi di una stazione di Bari. Quando giunse la notizia, il Ticino sportivo (e non solo) si fermò. Il cecchino che dalla linea blu sapeva far sognare i tifosi, lo sniper dai tanti titoli vinti, il combattente dalle mille battaglie sul ghiaccio, si era arreso. Il bomber taciturno e introverso aveva perso la partita più importante: quella con sé stesso. Quella con la vita.

La tragedia paralizzò i cuori di tutti coloro che lo conoscevano: familiari, amici e i tanti tifosi sia sul fronte biancoblù che su quello bianconero. Perché, in giorni come quelli, la fede non esiste più.

Fu un periodo di lutto. Di lacrime. Sia alla Resega, dove nelle due stagioni in bianconero Peter conquistò anche un titolo svizzero (1987/88), che alla Valascia, dove trascorse gran parte della sua carriera hockeystica. Dove diventò un idolo. Un simbolo. Ma non solo. Perché l’eco della sua morte scosse profondamente tutto il mondo dell’hockey elvetico. L’intera Nazione rese omaggio a un giocatore straordinario, che ha vestito 159 volte la maglia rossocrociata (87 punti) e che si è laureato per ben tre volte campione svizzero (due con gli ZSC Lions). Ma il cordoglio più toccante provenne da Ambrì. Casa sua.

Due giorni dopo la sua scomparsa, era il 7 ottobre 2011, Peter venne infatti ricordato dalla Curva Sud durante un toccante e commovente pre-partita contro il Friborgo. La Montanara, che solitamente risuona solo alla fine per festeggiare la vittoria della squadra, quella volta venne scandita prima del match. Per oltre mezz’ora i tifosi biancoblù intonarono un coro triste. Malinconico. Non era mai successo. La pista intera ricordò il proprio campione che non c’era più. Le lacrime sgorgarono sugli spalti e sul ghiaccio. Qualche settimana dopo, il 31 ottobre, il club decise di ritirare la sua maglia. Da allora il suo numero 19 è lì. Appeso sotto le volte della Valascia. In ricordo di Peter Jaks, l’uomo dei record che se n’è andato troppo presto.

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Commenti
 
hcap76 1 mese fa su tio
Semplicemente un GRANDE !!! Leggendo l'articolo mi è venuta la pelle d'oca..
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