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RUSSIA 2018
25.06.2018 - 21:050
Aggiornamento : 26.06.2018 - 09:18

Inghilterra pazza di gioia: «It’s coming home»

Trascinati dal capocannoniere del Mondiale Harry Kane, i Leoni stanno facendo sognare i propri tifosi. Da parte sua la Svezia fa i conti con la grossa occasione sciupata e difende Jimmy Durmaz

MOSCA (Russia) - Queste prime due giornate di Coppa del Mondo non hanno certo lesinato sulle sorprese. In negativo viene naturale pensare all’Argentina, la cui qualificazione è aggrappata a un filo, mentre se c’è una Nazionale che finora ha fatto anche più di quanto ci si potesse aspettare è sicuramente l’Inghilterra. Trascinati dal capocannoniere del Mondiale Harry Kane, i Leoni stanno facendo sognare i propri tifosi e sui social è tutto un proliferare di tweets e memes con lo slogan «It’s coming home», citazione dell’inno nel quale ci
si augurava che il calcio (in questo caso la Coppa del Mondo) tornasse nella sua terra d’origine.

Anche un tifoso d’eccezione come il cantante degli Oasis Liam Gallagher non ha resistito a twittarlo, mentre lo youtuber Chris Dixon ha scritto di essersi tatuato la frase sulla fronte (attendiamo riscontro fotografico).

Per un’Inghilterra che se la gode c’è una Svezia che deve fare i conti con la grossa occasione sciupata lo scorso sabato nel match con la Germania, vinto al 95’ dai tedeschi con la punizione di Kroos. I social hanno eletto a capro espiatorio della sconfitta il centrocampista Jimmy Durmaz, autore del fallo da cui è nato il 2-1. Il calciatore, di origine turca, è stato bombardato su Instagram da messaggi di insulti, alcuni anche di stampo razzista viste le sue origini. Una situazione intollerabile anche per la Federcalcio svedese, che ha realizzato un video diventato virale nel quale lo stesso Durmaz legge il seguente messaggio:

«Essere criticati fa parte dello sport, e va accettato. Ma non posso accettare di essere chiamato terrorista, nè le minacce di morte rivolte alla mia famiglia. Allo stesso tempo voglio ringraziare chi mi è stato vicino. Siamo la Svezia: siamo o non siamo uniti?», è la domanda dello svedese, che si gira poi verso i compagni che in coro urlano: «Vaffa... al razzismo!».

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