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13.12.2019 - 09:100
Aggiornamento : 17:34

«Arcobello parla un ottimo italiano...»

Inti Pestoni, out da fine ottobre per infortunio, è prossimo al rientro. «Berna in crisi? Alcuni cambiamenti hanno portato una ventata di ottimismo. Ambrì? La classifica non dice la verità»

BERNA - Ai box da fine ottobre per un infortunio a un osso del piede Inti Pestoni è vicino al rientro. In settimana l'attaccante ticinese del Berna è infatti tornato ad allenarsi con il gruppo e, con ogni probabilità, lo rivedremo sul ghiaccio ancora nel 2019. L'ex biancoblù si era fatto male proprio mentre si stava esprimendo su buoni livelli: tra il 18 e il 22 ottobre aveva infatti segnato i suoi primi tre gol stagionali, due contro il Lugano e uno contro il suo Ambrì. 

«Diciamo che non sono lontano dal rientro. Ad inizio settimana sono tornato sul ghiaccio e mercoledì ho svolto l'intero allenamento insieme alla squadra. Dovrei farcela a giocare ancora nel 2019, ma tutto dipenderà dalle sensazioni dei prossimi giorni». 

Il tuo Berna ha vissuto settimane difficili. Come mai?
«Quando sei in un momento complicato non è mai facile individuarne i motivi, non puoi fare altro che continuare a lavorare seguendo il piano e le idee dell'allenatore. Nelle ultime settimane è arrivato un nuovo portiere (Karhunen, ndr) e ci sono stati altri cambiamenti. Penso che tutto questo abbia portato una ventata di ottimismo alla squadra». 

La società ha però dato un segnale forte, confermando Jalonen...
«Dall'esterno è quasi automatico pensare che, quando il Berna perde 2-3 partite di fila, dev'essere licenziato l'allenatore. Penso però che Jalonen non debba dimostrare niente a nessuno, visti i due campionati vinti in tre anni. Sono convinto che non vi erano ragioni per cambiare coach». 

Che organizzazione hai trovato a Berna?
«È una società incredibile, che lavora molto bene a 360 gradi. La paragonerei allo Zurigo. C'è tutto quello di cui ha bisogno un giocatore per lavorare e per progredire. Già a livello giovanile c'è una struttura molto importante, non si lascia nulla al caso». 

Nelle scorse settimane alcuni paventavano l'idea di vedere Inti alla Spengler con l'Ambrì...
«No, non ho avuto nessun contatto in questo senso».

E sempre a proposito di Ambrì, come valuti il loro campionato?
«Penso che la classifica non dica tutta la verità. L'Ambrì sta lavorando molto bene e ad ogni partita è sempre lì, incollato al suo avversario. Ogni volta che devi affrontarli sai che ti attende una serata dura. Io ho avuto Cereda ai tempi degli Juniori e devo dire che mi piaceva molto lavorare con lui e già a quei tempi non era difficile prevedere che sarebbe diventato un grande allenatore. Sono dell'avviso che, qualora dovessero centrare i playoff, potrebbero poi trasformarsi in una mina vagante».

Arcobello ha firmato a Lugano: cosa puoi dirci di lui?
«È un tipo molto tranquillo che parla un ottimo italiano. Da quando si è legato al Lugano conversa tantissimo in italiano con me, Daniele Grassi e Gregory Sciaroni. Per il tipo di giocatore, invece, penso che non abbia bisogno di presentazioni». 

Hockey a parte cosa ti manca maggiormente del Ticino?
«Il bel tempo, la mia famiglia e i miei amici ticinesi». 

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