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14.12.2018 - 17:560
Aggiornamento : 15.12.2018 - 09:39

Ambrì, Lugano e... Stevenson, e quelle due storie tutte da scrivere

Il campionato si ferma per la seconda pausa dedicata alla Nazionale e per le ticinesi è tempo di bilanci tra metamorfosi bianconere e tesori biancoblù

LUGANO - La seconda pausa della Nazionale arriva al momento giusto per il Lugano e in quello sbagliato per l’Ambrì. Nonostante il weekend dal doppio derby sia finito in salomonica parità (tre punti casalinghi a testa), le due ticinesi si trovano agli antipodi. A livello di fiducia. A livello di convinzione nei propri mezzi. I biancoblù sembrano infatti essere su una nuvola. Una nuvoletta su cui sono volati ad inizio novembre - battendo alla Valascia il Lugano - e su cui sono rimasti fino a sabato scorso quando un’altra vittoria sui rivali di sempre ha chiuso il cerchio. In dote sono arrivate sette vittorie su nove incontri disputati (19 punti) e soprattutto la consapevolezza che, con la giusta attitudine, questo Ambrì può battere tutti. In casa, come in trasferta. E l’affermazione colta lo scorso 16 novembre alla PostFinance Arena - dove i biancoblù non vincevano da tempo immemore - ne è un chiaro segnale.

Se in Leventina di recente si può contare su una costanza di rendimento confortante, un’ottantina di chilometri più a sud è proprio quella a mancare. Il Lugano è infatti terribilmente incostante. Terribilmente fragile mentalmente. Non si spiegano altrimenti certe controprestazioni. Esemplare (e esemplificativa) di questo malessere che accompagna i bianconeri da inizio stagione è la sconfitta patita in casa della cenerentola del campionato, giunta dopo la gara perfetta disputata alla Cornèr Arena contro il Friborgo. 6-0 a Lugano contro i burgundi. 3-6 a Rapperswil. Una metamorfosi incredibile. D’altronde basta guardare le classifiche relative ai risultati ottenuti in casa e trasferta per comprendere che quest’anno i bianconeri stanno rappresentando il racconto gotico dello scrittore Robert L. Stevenson in chiave hockeystica. Secondo posto con 30 punti, miglior attacco (56 reti) e seconda miglior difesa (27) in casa. Penultimo rango con 5 miseri punti, una sola vittoria (in 11 match) e secondo peggior attacco (22 reti) in trasferta. Dottor Jekyll e mister Hyde, appunto.

Un altro capolavoro dell’autore scozzese è “l’Isola del tesoro”, romanzo che guarda caso completò proprio in Svizzera. A Davos. Ma non è la squadra grigionese la protagonista di questa storia. Il tesoro è stato trovato in un altro paesino di montagna. Tre pietre preziose dal valore inestimabile che illuminano la Valle Leventina. Loro sono Kubalik, Müller e Zwerger. E con i loro 73 punti (32 le reti) stanno provando a scrivere un finale diverso rispetto a quello vissuto dai biancoblù nelle ultime stagioni. Ci riusciranno? E riuscirà il Lugano a incatenare la propria parte malvagia? Ad evitare lo sdoppiamento? Il finale del libro di questo campionato è ancora tutto da scrivere.

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