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03.08.2018 - 10:010
Aggiornamento : 23:29

L'amore per il suo Ambrì: «Non avrei accettato di fare il direttore sportivo di un altro club»

I primi 15 mesi di Paolo Duca in qualità di d.s. biancoblù: «Edgar Salis mi ha aiutato tanto. La trattativa più complicata? Quella con Kubalik...»

AMBRÌ - Poco più di un anno fa Paolo Duca appendeva i pattini al chiodo per accettare il prestigioso ruolo di direttore sportivo del suo Ambrì. Difficile dire di no... E in effetti il 37enne - una volta "messi in solaio" pattini e bastone - ha subito preso in mano le redini sportive del club leventinese. Con un paio di obiettivi prioritari: dare spazio ai giovani desiderosi di "mangiare il ghiaccio" e far tornare l'Ambrì un club formatore. Qualche piacevole risultato è già arrivato l'anno scorso, anche se il lavoro di "ricostruzione", che porterà alla realizzazione della nuova Valascia, è solo all'inizio.

Il direttore sportivo dell'Ambrì ci ha raccontato come sono andati questi primi 15 mesi da d.s. biancoblù: «Li definirei mesi intensi. Il passaggio dal ghiaccio alla scrivania è stato velocissimo. Giovedì 13 aprile ci eravamo salvati (nello spareggio con il Langenthal, ndr), venerdì avevamo festeggiato un po', domenica ci eravamo riuniti e lunedì avevamo dato l'annuncio. Non era stato facile poiché emotivamente eravamo reduci da un campionato davvero molto difficile». 

Una sorta di salto nel buio con una squadra quasi interamente da ricostruire...
«C'era chiaramente molto lavoro da fare, a partire dallo staff tecnico e fino ad arrivare ai quattro stranieri. Senza dimenticare che non avevamo un portiere sotto contratto. Il tutto con un milione in meno di budget. È stata una full immersion sin dal primo giorno, un salto nell'acqua fredda». 

Da chi hai ricevuto i consigli più preziosi?
«Non posso lamentarmi, ho ricevuto tanto sostegno, sia dalla società che dagli altri direttori sportivi. Colui che mi ha dato la mano più grande è stato senza dubbio Edgar Salis. Io e lui ci conosciamo da una vita e, per il mio inserimento in questo mondo, il suo aiuto è stato davvero parecchio prezioso». 

Qual è il bilancio sportivo di questi primi mesi da d.s.?
«La salvezza è stata un grandissimo sollievo, non era di certo evidente. Le partite contro il Kloten erano molto tirate, ma fino alla fine siamo riusciti a mantenere la nostra strada, quella intrapresa ad inizio stagione. Mi piace molto l'ambiente creatosi attorno alla squadra. Nella nostra piccola realtà il lavoro quotidiano è fondamentale e l'avere a che fare con persone motivate aiuta tantissimo. Ci troviamo tutti in sintonia e questo credetemi è la base per cercare di ottenere i risultati sperati». 

Quello del direttore sportivo è un lavoro logorante, nel quale è difficile staccare la spina...
«È un lavoro che ti porti a casa, 7 giorni su 7 per 24 ore al giorno. Bisogna solo prendere le misure e accettare il fatto che sia così. Richiede davvero tante energie...». 

Fare il direttore sportivo del tuo Ambrì: un'opportunità che non potevi lasciarti sfuggire...
«Diciamo che il mio sogno da piccolo non era quello di fare il direttore sportivo, il mio sogno era chiaramente quello di giocare a hockey. C'era una sfida da cogliere l'anno scorso in un momento particolare della storia del club. Ho detto sì, ma non penso proprio che avrei accettato di fare il direttore sportivo di un altro club. Quella di Ambrì è una realtà per cui vale la pena lottare. La società mi ha sempre dato tanto e, come altri giocatori, pure io sono sempre "infettato" dal virus dell'hockey. È stata dunque una bella opportunità per restare in questo bellissimo mondo». 

Quanto è difficile dover comunicare a un giocatore - e a volte pure a un amico - che il suo contratto non sarà rinnovato?
«È molto difficile, ma sono dell'opinione che se la comunicazione è onesta, schietta e fatta nei tempi giusti fa meno male. L'importante è il rispetto, bisogna essere bravi a scindere il lato professionale da quello personale...». 

La trattativa più complicata? 
«Quella con Kubalik è stata abbastanza difficile in quanto avevamo già il contingente straniero completo. Si trattava di trovare una squadra disposta a prendere in prestito il giocatore. In generale, però, la cosa che ti toglie il sonno è quando non hai ancora la salvezza in tasca...». 

Tra un mese e mezzo si aprirà una nuova stagione...
«Un'altra lotta. Non ci facciamo grandi illusioni. Il secondo anno è sempre più difficile, non c'è più il fattore novità. Bisogna essere bravi a far passare ancora una volta il messaggio. Dovremo cercare di migliorarci sotto tutti gli aspetti...». 

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Commenti
 
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VISIO 2 anni fa su tio
Da giocatore non lo stimavo tanto ma da DS e GRANDE, poche parole e fatti, avanti cosi e auguri
siska 2 anni fa su tio
Bravo Paolo Duca ti stimo molto.
sergejville 2 anni fa su tio
1) lavorare 24 ore al giorno mi sembra un po' esagerato 2) non so quali altri Club gli avrebbero offerto il posto di DS 3) Duca persona competente e seria
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