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24.01.2018 - 07:010

«Ambrì coraggioso, Lugano ben costruito. Olimpiadi? Convocazioni coerenti»

Andreas Hänni, ex difensore quattro volte campione svizzero, ha parlato di biancoblù, bianconeri e delle scelte di Fischer in vista dei Giochi

AMBRÌ - Duelli e fatiche fino al 3 febbraio, la sosta per le Olimpiadi con i riflettori degli appassionati puntati sulla Svizzera, poi il rush finale con le ultime tre partite che porteranno le squadre di National League ai rispettivi impegni nei playoff e playout. Con Andreas Hänni, ex difensore di Ambrì e Lugano, abbiamo parlato del momento delle ticinesi e delle scelte di Fischer in vista dei Giochi.

Dopo 42 partite i biancoblù, undicesimi, possono vantare 41 punti. 16 li hanno ottenuti nelle prime 14 gare, 17 nel secondo spezzone da 14 partite, solo 8 nell’ultimo. Il trend è poco incoraggiante. «I punti sono importanti ma non dicono tutto, il gioco espresso non sempre si rispecchia nell’andamento della squadra - esordisce Hänni, quattro volte campione svizzero - L’Ambrì propone un hockey estremamente coraggioso e, quasi in ogni partita, resta attaccato all'avversario. Il gruppo di Cereda non si limita ad aspettare per colpire in contropiede, ma fa gioco: questi aspetti sono importanti per la formazione dei giovani giocatori, che si dimostrano in grado di competere in National League. Allo stesso tempo, con questo sistema, ci si rende però anche un po’ più vulnerabili e, squadre come Berna e Davos, per dirne due, sanno castigarti al momento giusto».

Da dicembre in poi i biancoblù hanno però raccolto poco. «In gennaio non hanno ripreso bene. Da inizio stagione si sapeva che l’Ambrì, per ottenere un buon risultato, avrebbe dovuto funzionare ottimamente in ogni suo ingranaggio per tutto il campionato. Invece ci sono stati alti e bassi, cali che comunque ci si poteva aspettare da un gruppo così giovane».

L’Ambrì, con l’obiettivo salvezza ben saldo nel mirino, da qui a fine stagione deve continuare il suo percorso di crescita. «La filosofia è chiara, ma alla fine in questa Lega bisogna fare attenzione a non essere ingenui. La squadra senz’altro deve ancora imparare, ma guardando a quanto fatto sin qui penso si possa essere anche contenti. Non sono in alto in classifica, ma giocano un buon hockey. Si deve essere realisti, la Lega è molto forte e competitiva. Per la post season l’unica cosa da fare è concentrarsi su se stessi. Migliorare ogni giorno come gruppo. Questo però “purtroppo” lo fanno anche le altre... L’Ambrì gioca per stare nella lega e questo è sempre una grandissima cosa. Sono ottimista, si farà trovare pronto, ho visto una bella sostanza».

Dai biancoblù ai bianconeri. Il Lugano, dopo un periodo di appannamento, sembra aver ritrovato la retta via. «Quello di questa stagione è il miglior Lugano visto da molto tempo. Per come è costruito, per come sta giocando Lapierre, per come si è inserito Lajunen: sono aspetti fondamentali. I portieri, si sa, sono forti e affidabili, inoltre è molto buono anche il rendimento di elementi come Romanenghi, Morini e Ronchetti. Quello che non mi è piaciuto molto è stata la flessione che hanno avuto da metà dicembre a metà gennaio, nel senso che è stata un po’ troppo lunga. Se vuoi competere per il titolo la mentalità è fondamentale. Ci sono degli standard importantissimi da mantenere, senza doverlo “ripetere” ogni giorno».

Con Klasen ai box, il Lugano di recente ha ingaggiato Etem. Il rendimento dell'artista svedese, prima dell'infortunio, non era però sempre stato all’altezza. «Io lo vedo sempre come una parte molto importante del Lugano. Klasen domina in molti aspetti, come assist e creatività offensiva. Con giocatori del genere sul ghiaccio il resto della squadra deve funzionare al meglio per creare spazi e agevolarne il rendimento. Più che Klasen vedo altri giocatori che devono ancora trovare il giusto rendimento, come Brunner e Walker. Per mettersi nella posizione di poter puntare al campionato tutto il roster deve trovare il ritmo. Etem? Buon giocatore, bisogna capire come si inserirà e che ruolo potrà assumere».

Col rientro di Klasen, Ireland dovrà prendere decisioni importanti e lasciar fuori qualcuno. «Le squadre che vogliono vincere hanno sempre giocatori importanti in sovrannumero. Bisogna saperli gestire. Senza queste opzioni non si hanno tante possibilità di andare lontano nei playoff».

A questo proposito lo Zurigo, che di recente ha ingaggiato anche Vey,  ha cambiato “mentalità”. Lo scorso anno si era presentato ai playoff con 4 stranieri, trovandosi in grossa difficoltà tra la squalifica di Thoresen e gli acciacchi di Sjögren. «È una questione di filosofia. Prima ai Lions c’era una mentalità svedese, definita da qualcuno anche arrogante… per altri si tratta di fiducia in se stessi. Convinti di aver poco da dover cambiare avevano optato per questa scelta. È anche una posizione di forza, non sempre compatibile con la mentalità svizzera e canadese più “interventista”: non si può presentarsi ai playoff senza 5-6 stranieri».

E nei playoff Zurigo, Zugo, Davos&Co proveranno a tenere testa al Berna… corazzata che, convocazioni alla mano, avrà però tanti giocatori impegnati alle Olimpiadi e potrebbe un po' risentirne sul lungo periodo. «Sono 3 anni che gli Orsi giocano moltissime partite tra Champions, Coppa e campionato. Ora ci sono anche le Olimpiadi. Sarà interessante vedere come sapranno gestire il carico di lavoro accumulato dai giocatori. Un aspetto da considerare è che con Jalonen hanno introdotto un nuovo stile di gioco vincente. Non più “canadese”, andando a tutta per 60’, ma più cinico ed efficiente. Questo potrà essere decisivo per gestire i tanti impegni e dosare le forze».

Ultime battute sulle convocazioni di Fischer che, fra gli altri, non ha chiamato i bianconeri Hofmann e Fazzini. «Hofmann gioca benissimo nel nostro campionato, quest’anno ancora più delle precedenti stagioni, ma ha alcuni "punti" dove non raggiunge un altissimo livello. Per fare la selezione non si possono prendere semplicemente i migliori giocatori, bensì quelli più funzionali. Le reputo convocazioni coerenti. In questi casi si può scegliere di chiamare chi ti può portare al traguardo fissato dalla Federazione, ovvero i quarti di finale, oppure convocare i giocatori che credi possano farti avanzare il più possibile. Andando avanti, si sa, l’aspetto fisico diventa davvero importante e non si può crollare. In quei casi servono giocatori che possano contribuire al lavoro della squadra in ogni circostanza, per questo elementi come Herzog e Schäppi, ad esempio, sono ricercati».

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Commenti
 
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Flavio Zana 2 anni fa su fb
bisogna poi vedere se la coerenza porta risultati.. secondo me un pizzico di incoscienza e sfacciataggine in piu' ogni tanto possono dare frutti inaspettati. forza ragazzi! vai philippe! vai patrick!
Evry 2 anni fa su tio
Penso che Fischer debba prima dimostrare concretezze mentre ora sta vendendo la pelliccia dell'orso prima di averlo catturato....
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Ultimo aggiornamento: 2020-03-29 21:40:44 | 91.208.130.87