È la notte della verità, quando la finale è un derby

La sfida che aspetta il Borussia Dortmund e il Bayern Monaco è una di quelle che non si possono sbagliare: in 90’, o 120’ più rigori ci si gioca tutto: non sarà la prima volta tra due squadre della stessa nazione
La sfida che aspetta il Borussia Dortmund e il Bayern Monaco è una di quelle che non si possono sbagliare: in 90’, o 120’ più rigori ci si gioca tutto: non sarà la prima volta tra due squadre della stessa nazione
LONDRA (Inghilterra) – London calling. Seguendo il titolo della famosa canzone di “The Clash”, Borussia Dortmund e Bayern Monaco hanno vissuto e affrontato quest’edizione della Champions che le vedrà una di fronte all’altra a contendersi la coppa più ambita e importante d’Europa sul manto verde di Wembley.
Da una parte ci sarà la squadra che ha perso meno volte nell’annuale competizione europea: il Borussia è stata infatti sconfitta soltanto dal Real Madrid nella semifinale di ritorno al Bernabeu (0-2); dall’altra la formazione che ha fatto registrare il miglior attacco dell’intera edizione di Champions, il Bayern con 29 reti, mentre la miglior difesa spetta di diritto alla Juventus eliminata ai quarti, che ha subito solo 8 marcature, contro le 10 dei bavaresi. Il Dortmund ritorna a giocarsi una finale dopo 17 anni, quando vinse la Champions contro la stessa Juventus, mentre per il Bayern sarà la terza finale in quattro anni, nel 2010 perse con l’Inter e nel 2012 col Chelsea in casa. La pressione sarà tutta sulle spalle dei bavaresi, che in stagione hanno letteralmente dominato i ragazzi di Klopp in Bundesliga e in Coppa di Germania: un’eventuale sconfitta avrebbe un gusto più che amaro.
Due squadre tedesche, due squadre che interpretano il calcio in maniera diversa, ma alquanto fruttuosa: i campioni di Germania si basano molto sul possesso palla, con la possibilità di aprire il gioco su Robben e Ribery, potendo poi contare su due finalizzatori come Müller e Mandzukic (o Gomez); il Dortmund ha costruito la sua fortuna sulle veloci ripartenze, sulle giocate di prima, sulle verticalizzazioni che possono mettere Lewandowski, Götze o Reus nella situazione di far male.
Sulla carta ci sarà da divertirsi anche se qualche dubbio, dando un’occhiata al passato, può nascere. Il passato appunto… non è la prima volta che capita che due squadre della stessa nazione si sfidino in finale, anche se in realtà non sempre in quelle occasioni lo spettacolo l’ha fatta da padrone.
La prima volta accadde nel 2000, quando sul manto verde di Saint Denis, Real Madrid e Valencia – nessuna delle due era campione di Spagna in carica – si sfidarono per conquistare la coppa. Le Merengues, allenate dal coach del Bayern di quest’anno, Jupp Heynches si imposero per 3-0 e in quell’anno ben tre semifinaliste su quattro erano spagnole, visto che lo stesso Valencia aveva battuto il Barcellona.
Nel 2003 fu il turno del derby italiano, quando a Manchester il Milan batté ai rigori la Juventus in una partita bruttina, molto tattica e poco spettacolare. Dal dischetto ai bianconeri furono fatali gli errori di Trezeguet, Zalayeta e Montero: a nulla servirono le parte di Buffon su Seedorf e Kaladze. In quell’edizione i rossoneri eliminarono l’Inter nella semifinale, con un doppio pareggio (0-0 e 1-1).
Il 2008 arrise al Manchester che a Mosca ebbe la meglio, sempre ai rigori, sul Chelsea che in semifinale aveva eliminato il Liverpool. Ronaldo e Lampard dal dischetto illuminarono una serata avara di squilli: ma dagli 11 metri dopo la parata di Cech su CR7, Terry scivolò, sbagliando il rigore che avrebbe regalato la coppa ai Blues. Decisiva così divenne la parata di Van der Sar su Anelka: il trofeo volò ad Old Trafford.
L’unico precedente di una finale tutta tedesca si ebbe nel 1980 in Coppa Uefa e in campo nelle file del Borussia Mönchengladbach c’era l’attuale allenatore del Bayern (ancora lui) Heynckes. Non deve essere un bel ricordo per lui quella sfida visto che la sua squadra s’impose all’andata per 3-2, ma l’1-0 maturato nel ritorno a Francoforte sancì la sconfitta dei suoi.








