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L’OSPITE - ARNO ROSSINI
27.01.2021 - 08:000
Aggiornamento : 23:39

«Niente sarà più come prima»

«In futuro sempre più successi delle nobili, le altre dovranno accontentarsi delle briciole».

Arno Rossini: «In Svizzera non vedo nobiltà». 

NYON - L’azienda calcio sta rischiando grosso: è sull’orlo del classico precipizio, in un equilibrio più che precario.

«La pandemia ha dato il colpo di grazia a un mondo nel quale da tempo, per far quadrare i bilanci, si usa molto la fantasia - ha sottolineato Arno Rossini - Siamo in mezzo a una rivoluzione e niente sarà più come prima».

La domanda facile-facile è, a questo punto: cosa ci attende?
«Un calcio ancora più spaccato rispetto a quello attuale. Da una parte ci saranno i ricchi, che finiranno con l’essere ancora più ricchi, dall’altra tutti gli altri».

Non molto diverso da ora, insomma.
«Molto più drastico invece. Per come la vedo io, solo una manciata di società potrà permettersi campagne acquisti onerosissime. Tutte le altre, quelle che oggi sono competitive pur non essendo per forza grandi, dovranno invece reinventarsi».

Significa che, a livello europeo, a vincere rimarranno in pochi?
«Barcellona e Real Madrid, che nonostante le difficoltà sono istituzioni, il Bayern Monaco, il PSG, il City degli sceicchi, lo United, il Liverpool, la Juve… Saranno questi i club più competitivi. Gli altri dovranno accontentarsi delle briciole. Credo che, nei prossimi anni, sarà difficile che la Champions possa essere vinta da chi non fa parte di questo ristretto gruppo di nobili».

Meno pluralità, meno spettacolo: nei vari campionati sarà quindi anche peggio?
«Temo davvero che, completata la rivoluzione, sarà difficile rimaner sorpresi. In Germania, per esempio, in dieci anni il Bayern quanti titoli potrebbe vincere? Otto? Nove? Lo stesso vale per la Spagna, con le due regine a spartirsi la Liga, in Italia, con la Vecchia Signora pronta, salvo qualche capitombolo, a collezionare Serie A, e in Francia, dove il PSG detterà legge. Ma non sarà ovunque così. Penso anzi che, per certi versi, la crisi possa aiutare lo spettacolo. Penso alle leghe, come la nostra Super o molte altre, dove di big vere non ce ne sono». 

Lo Young Boys, il Basilea…
«Non vedo nobiltà, non fanno parte della ristrettissima élite continentale. E chi ne è fuori avrà problemi. I gialloneri stanno disperatamente tentando di vendere Nsame, ci sarà pure un motivo. Sono convinto che il loro strapotere economico a livello nazionale finirà, e questo darà la possibilità a molte cosiddette “piccole” di emergere».

Il Lugano di turno?
«Società di quel calibro. I bianconeri, il San Gallo, di certo lo Zurigo… chi si dimostrerà più intelligente e preparato avrà le opportunità maggiori».

Come si riduce il gap oggi presente con bernesi e renani?
«Grandi cifre non si potranno più spendere e contratti onerosi non si potranno più offrire. Crescerà di più, diventerà più competitivo, il più bravo a individuare i buoni giocatori prima che questi esplodano. Il più lungimirante».

Servirà eccellere nello scouting.
«Quella è la strada che andrà battuta in futuro. È in quel campo, molto più di oggi, che dovranno investire le società. Guardate, per esempio, all’Udinese, da oltre trent’anni protagonista del calcio italiano. I Pozzo (i proprietari del club, ndr) scovano talenti in tutto il mondo, li ingaggiano quando sono quasi sconosciuti, li fanno crescere e con loro ottengono risultati e poi… li vendono. Sembra facile, non lo è. Se sei bravo puoi arricchirti, altrimenti rischi di affondare. A Udine sono passati tantissimi futuri campioni. Bierhoff, Amoroso, Sanchez…».

Italiani pochi, in Serie A...
«Ah beh certo. Lo scouting porterà ad avere squadre sempre più multietniche, compatibilmente con le regole delle varie nazioni. Giusto? Sbagliato? È il futuro, se non ti chiami Real Madrid hai pochi altri modi per sopravvivere».

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keystone-sda.ch / STR (Miguel Morenatti)
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