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L’OSPITE - ARNO ROSSINI
02.12.2020 - 08:000
Aggiornamento : 16:57

«Bianconeri secondi di diritto»

Dove possono arrivare Maric e soci? Arno Rossini: «Solo l’YB ha qualcosa in più ma i conti si faranno in primavera».

«Ticinesi essenziali e senza troppi interpreti tecnicamente eccelsi».

LUGANO - Ride bene chi ride ultimo, si dice normalmente. E ultimo sta ridendo spesso il Lugano, che nel suo solidissimo cammino in campionato ben quattro volte è riuscito a modificare il punteggio - a suo vantaggio ovviamente - negli ultimi dieci minuti di partita. È successo in casa contro il Sion (2-2) e il Basilea (1-0) e in trasferta a Zurigo (2-2) e Vaduz (1-1). È un caso? Sarebbe così se fosse capitato una volta, forse due. Quando diventa però una costante…

«...Non si può più parlare di caso o di fortuna - è intervenuto Arno Rossini - No, i bianconeri sono forti, di testa e di gambe. Solo così si possono spiegare tanti finali risolutori, solo così si può giustificare una serie positiva tanto lunga».

Sedici risultati utili consecutivi.
«Il Lugano aveva già fatto benissimo alla fine della scorsa stagione. In questa ha confermato le sue ottime qualità». 

Quelle di una rosa super competitiva?
«Di un gruppo estremamente unito, prima di tutto. Lo spogliatoio dei ticinesi è formidabile. Vedo molta solidarietà tra i suoi elementi. Attorno a leader consolidati e riconosciuti, penso a giocatori come Maric, Daprelà, Sabbatini… si è creato qualcosa di unico. E importantissimo. La squadra è solida e ha la giusta mentalità. Sa benissimo quali sono le sue potenzialità, le sue caratteristiche, i suoi limiti e sa sempre andare al massimo».

I bianconeri riescono a dare tutto anche perché galvanizzati dalla serie positiva. Significa che quando questa s’interromperà caleranno le motivazioni?
«Potrebbe esserci un rallentamento ma non credo che, svanito l’obiettivo di mantenere l’imbattibilità, a Cornaredo andranno in crisi. Anzi, sono convinto che non succederà. Questo perché le emozioni sono importanti, sono benzina che sa darti la spinta, ma possono anche essere controllate. E nello spogliatoio guidato da Maurizio Jacobacci ci sono tanti giocatori esperti, solidi, maturi. Non si sta parlando di un gruppo giovane e, per questo, potenzialmente altalenante: quando arriverà la prima sconfitta, sarà accettata, si volterà pagina e si andrà avanti».

Del mister si pensava fosse perfetto per garantire la salvezza, meno per condurre un campionato d’alta quota.
«Ha trovato una rosa perfetta per il suo modo di intendere il calcio. Il Lugano non ha molti interpreti tecnicamente eccelsi e non è spettacolare. Si concentra quindi prevalentemente su tre fasi: chiusura, recupero e ripartenza. Filosofia essenziale, pratica e, al momento, estremamente produttiva. Maurizio è stato bravissimo a portare tranquillità e a dare certezze, e i risultati lo stanno premiando. Stanno premiando l’ambiente». 

Prima d’inizio anno avevi pronosticato i bianconeri da terzo-quarto posto.
«Hanno appena “eliminato” il Basilea, che rispetto a loro ha un budget estremamente più importante. Visto quanto successo in queste settimane, si può pensare anche a un Lugano un po’ più in alto. Il secondo posto spetta di diritto ai ticinesi».

Il San Gallo, lo Zurigo, lo stesso Basilea… gli avversari non mancano.
«E sono tutti competitivi e agguerriti. È vero. Mettiamola così: dipenderà dagli Jacobacci-boys: se continueranno a giocare a questi livelli potranno comodamente ambire alla seconda piazza». 

Niente sogni di gloria?
«Il titolo? Lo Young Boys ha ancora qualcosa in più. E poi, non dimenticatelo, c’è il mercato di mezzo, nel quale le società più ricche avranno la possibilità di rinforzarsi maggiormente. Se qualcosa si muovesse anche a Lugano il discorso però potrebbe cambiare. Penso a un attaccante, per esempio. Il Sadiku di turno. Arrivasse una punta capace di garantire 8-10 reti nella seconda parte del campionato, tutto sarebbe diverso. Questo perché, già ottimi nella fase difensiva, i bianconeri potrebbero contare su una continuità offensiva che ora hanno solo in parte. Ecco, venisse aggiunta una punta di spessore, nessun sogno sarebbe proibito».

La vetta…
«Aspettiamo primavera, i conti si faranno lì».

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