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L'OSPITE - ARNO ROSSINI
06.11.2019 - 07:000
Aggiornamento : 15:56

EuroLugano, giusto rischiare? «Ora meglio un pari e 200'000 franchi»

Per passare il turno in Europa, dopo aver conquistato un punto in tre partite, il Lugano dovrà vincere sempre e sperare. Arno Rossini: «I 16esimi? Più importante trovare certezze e continuità»

LUGANO - Equilibrio, attenzione, praticità. Questo è, semplificando, il gioco secondo Maurizio Jacobacci. Il Lugano se n'è accorto già a Lucerna dove, grazie anche a un pizzico di fortuna, ha conquistato tre punti importantissimi. Se il mister riuscirà a far passare il suo credo, a furia di concretezze i bianconeri dovrebbero poter comodamente consolidare la loro classifica in Super League. Magari non saranno spettacolari - non che lo siano stati troppo nella prima parte di stagione - ma almeno dovrebbero (il condizionale è comunque sempre d'obbligo) poter conquistare punti con continuità. E tenersi lontani dalla zona retrocessione.

Solo questo - evitare di finire in uno degli ultimi due posti della graduatoria - conta in fondo in questo momento. Dopo i tanti pensieri negativi delle ultime settimane...

Il Lugano non ha però davanti a sé solo il campionato. C'è un girone di Europa League da chiudere. C'è una qualificazione ai sedicesimi di finale che, seppur difficile, può ancora essere acciuffata. Per pensare di superare il turno, dopo aver conquistato un unico punto nelle prime tre uscite continentali, i bianconeri devono tuttavia mettersi a correre. Farlo, con un mister che sta impostando la squadra per prendere un gol meno degli avversari, piuttosto che segnarne uno in più, sembra in ogni caso complicato.

«Non penso che Jacobacci snaturerà la sua filosofia di gioco solo per le partite di Europa League - ha ammesso Arno Rossini - Ha un'idea ben chiara in testa, ha un metodo, li applicherà sia in campionato che in coppa».

Il gioco attento voluto dall'allenatore potrebbe portare i ticinesi a fare le formichine. Ad accontentarsi, nelle giornate di scarsa brillantezza, di un pareggio.
«Mi sembra che non ci sia nulla di male».

Nel girone europeo, a questo punto, i pareggi non bastano però più. Per la qualificazione servirà fare punti. Tanti. Cominciando da giovedì, in casa (a San Gallo) contro il Malmö.
«Io non credo che il passaggio del turno sia, in questo momento, il primo obiettivo della società. Chiusa la parentesi Celestini, con la squadra che a livello difensivo era in grande difficoltà, a Lugano stanno probabilmente pensando a ripartire. A trovare e fare proprio un gioco efficace. In questo la vittoria di Lucerna è stata una manna: ha portato serenità e convinzione a tutto l'ambiente. Giocatori in primis».

Giocare in Europa senza provare a qualificarsi...
«Non ho detto questo. La mia idea è che Jacobacci abbia cominciato un percorso, che sarà lineare. Affronterà il Malmö come ha fatto con il Lucerna. Tanto più che scandinavi e svizzerocentrali hanno caratteristiche simili. Cercherà di chiudere ogni varco dalle parti di Baumann e si affiderà al contropiede. Ridurre il numero di occasioni concesse ai rivali è il primo passo, poi si guarda alla fase di costruzione. Così, mal che vada, se fai bene il tuo lavoro, finisce 0-0. E un pareggio è sempre positivo. Magari non ti permette di pensare ai sedicesimi di finale, è vero; con quello però vai a far crescere l'autostima dei ragazzi e, soprattutto, fai cassa. Il premio europeo per un pari è di circa 200'000 franchi; immagino che quei soldi facciano comodo a Renzetti per far quadrare i conti della società. Tra le spese per San Gallo e il resto...».

Quindi è qualcosa del tipo: ci stabilizziamo, prendiamo quel che viene e, se all'ultima partita del girone siamo ancora in corsa, allora possiamo anche osare?
«Il ragionamento fila. Adesso il Lugano ha solo bisogno di crescere. Se poi, tra un mese abbondante, quando affronterà la trasferta di Kiev, avrà bisogno dei tre punti per passare, allora avrà senso provare a sbilanciarsi. Fino ad allora però è più importante trovare certezze e continuità».

keystone-sda.ch/ (ALEXANDRA WEY)
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