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L'OSPITE - ARNO ROSSINI
09.10.2019 - 07:000
Aggiornamento : 16:01

Conte il bianconero e i franchi tiratori (VIP) di San Siro

I tifosi non dimenticano (e non perdonano) il passato. Arno Rossini: «Il mister leccese? Lo sopportano. Dicono: "Se vinci vai bene, altrimenti torni a starci sulle scatole"»

MILANO (Italia) – Un ottimo inizio di stagione, condito da sei vittorie filate in campionato e dalla bella (ma sfortunata) prova di Barcellona, non è bastato ad Antonio Conte per convincere totalmente il mondo Inter. Per farsi amare da una tifoseria caldissima, passionale e anche – a volte – schizzinosa. Da dei supporter che prima di tutto hanno buona memoria.

Fatto finta di nulla per il mezzo passo falso europeo con lo Slavia Praga, il popolo nerazzurro (o almeno parte di esso) ha infatti rumorosamente mugugnato per la sconfitta in campionato con la Juventus. E il mister leccese è stato attaccato da più parti. C'è stato chi l'ha accusato di essere ancora troppo bianconero e chi di non saper convincere i suoi giocatori di essere i migliori. Il tutto per un rovescio con un avversario al momento fuori portata?

«Quante esagerazioni - ha commentato Arno Rossini – quante parole fuori posto. Come si fa a criticare Conte dopo sette giornate di campionato?».

C'è chi, per rimanere a S.Siro, in così poco tempo si è giocato il posto...
«Vero, ma Conte ha portato risultati. La crescita della squadra, l'attitudine dei giocatori... ci sono miglioramenti evidenti».

Tra i criticoni, i più rumorosi sono stati i "VIP" Mazzola, Serena, Bonolis...
«Penso che in questo momento serva equilibrio. Si debba mettere da parte l'irrazionalità del tifo per valutare senza preconcetti il lavoro dell'allenatore. Io davvero vedo un gruppo solido e ragazzi che, a differenza del passato, si fidano a occhi chiusi di chi li sta guidando. E questo è molto importante».

Tanta negatività può essere controproducente? Può ferire un personaggio sanguigno come Conte?
«Di sicuro sentirsi criticati al primo passo falso non fa piacere. Sono in ogni modo convinto che, pur in un ambiente non del tutto favorevole - che negli anni da bianconero ha più volte fatto piangere - il mister sia al momento a suo agio. È un professionista, è un vincente e lo ha dimostrato più volte in carriera, sta lavorando sodo e poi ha Marotta che gli fa da parafulmine. Notate: nel periodo delle vittorie il dirigente si è visto poco. Dopo la sconfitta si è messo di traverso tra le critiche e l'allenatore».

Uno dei punti di forza della Juve di Conte fu la compattezza. Nello spogliatoio come in società.
«Quella è fondamentale. E al momento a Milano non manca. Io continuo a considerare l'Inter pronta a una stagione da protagonista. In Italia – dove ha la possibilità di lottare fino all'ultimo con Ronaldo&Co. - e magari anche all'estero».

La Champions League?
«I nerazzurri non sono nella top-10 europea. Prima di loro, oltre alla Juve, ci sono tre spagnole, un paio di tedesche, il PSG e almeno cinque-sei compagini di Premier League. Però possono levarsi delle soddisfazioni. Ecco, se c'è un “passaggio” che l'allenatore della Beneamata non deve fallire è quello del girone. Non qualificarsi per gli ottavi di finale potrebbe veramente andare a incrinare i rapporti con un ambiente... così...».

Che non lo ama?
«Che lo sopporta. E lo sopporterà finché vincerà. Se i successi però non ci saranno – o anche se ci saranno cadute impreviste – ecco che il suo passato tornerà a essere ingombrante. Del tipo: “Se vinci vai bene, altrimenti torni a starci sulle scatole”».

E così il matrimonio potrebbe durare poco.
«In ogni caso non credo che il mister pugliese sia destinato a rimanere in nerazzurro per tantissimi anni. Il suo modo di lavorare, l'intensità che chiede a se stesso e ai suoi giocatori, alla lunga toglie energie. Pure con delle vittorie può reggere due-tre anni...».

Come alla Juve o con l'Italia...
«I condottieri che lavorano in questo modo non riescono ad aprire cicli lunghissimi. Pure per Mourinho il problema è sempre stato lo stesso».

keystone-sda.ch/STF (Antonio Calanni)
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