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L'OSPITE - ARNO ROSSINI
18.09.2019 - 07:000
Aggiornamento : 11:17

«Renzetti è come il custode allo stand di tiro: pronto a sparare alla prima difficoltà»

Copenaghen può dare la spinta o affossare il Lugano. Arno Rossini: «L'Europa è una vetrina importantissima. È come esporre la merce sugli Champs-Élysées invece che a Monte Carasso»

LUGANO - Visto quanto recentemente combinato in Svizzera, dove tra Coppa e campionato i risultati sono stati modesti e le prestazioni sempre meno convincenti, una gita oltreconfine dovrebbe fare solo bene al Lugano. Cambiando aria e cominciando da zero una competizione, i bianconeri potranno infatti - questo è quel che sperano i tifosi - ritrovare un po' di smalto e tranquillità. E magari qualche punto.

A Copenaghen, per la prima di (almeno) sei serate continentali, Celestini e i suoi giocheranno in un impianto importante, sfideranno un avversario ambizioso ma non imbattibile e soprattutto assaggeranno quell'atmosfera frizzante che avvolge solo i grandi eventi. Le grandi occasioni. Perché proprio così - un'occasionissima - va considerata l'Europa League per la truppa ticinese. Per fare esperienza. Per mostrarsi al mondo. Per ripartire.

«La mia impressione è che questo appuntamento arrivi al momento giusto per il Lugano - ha commentato Arno Rossini - tuffandosi in questa nuova avventura, i bianconeri potranno godere di prestigio e sensazioni incredibili. E un buon risultato ridarebbe sicuramente linfa alla loro stagione».

Potrebbe portare quel "click" sperato da mister Celestini.
«Sicuramente. Una vittoria aiuterebbe tantissimo. E poi porterebbe energia, soldi...».

Quelli farebbero comodo alla società. Ma ai giocatori...
«Anche a loro. Sicuramente è previsto un premio qualificazione, per cominciare. Non scordiamoci poi che l'Europa League è una vetrina importantissima».

Io calciatore penso a questo in ottica "sviluppo della mia carriera"?
«Assolutamente. Quel palcoscenico ti dà una visibilità assoluta, completamente diversa rispetto a quella della Super League. È come se i calciatori potessero esporre la loro merce sugli Champs-Élysées a Parigi invece che a Monte Carasso. Con una buona prestazione potrebbero far svoltare la carriera. Se non è questo uno stimolo incredibile...».

Se un successo potrebbe dare una spinta, un rovescio cosa farebbe?
«Sarebbe pesante da gestire, potrebbe portare dei contraccolpi. Allungherebbe il momento-no della squadra e regalarebbe altre incertezze all'ambiente».

E renderebbe ancora meno stabile la panchina di Fabio Celestini?
«Ne sono convinto. A livello di gestione del gruppo e di scelta della formazione, l'allenatore mi è sembrato ultimamente un po' confuso. Un passo falso europeo di sicuro non passerebbe inosservato».

Renzetti ha messo pubblicamente in discussione il tecnico. Forse lo ha però fatto solo per dare una scossa all'ambiente.
«Un bluff? Non credo. Il presidente del Lugano è ormai un vecchio volpone dello spogliatoio e se si è esposto in questo modo vuol dire che davvero ha sentito che qualcosa non sta andando. Che si respira insicurezza. Che nel gruppo le dinamiche non sono quelle giuste. Io lo vedo come il custode allo stand di tiro: pronto a sparare alla prima difficoltà».

Il numero uno bianconero ha ammesso che non ha troppo approfondito l'argomento esonero anche perché ora la squadra è nel pieno di un tour de force. Significa che il mister è "salvo" almeno fino a ottobre?
«No. A questo punto penso che il suo lavoro sarà valutato di partita in partita. Non so se nel caso di un'imbarcata a Copenaghen salverebbe la panchina. O se dovesse arrivare una sconfitta contro il Lucerna. Il Lugano deve svoltare e farlo prestissimo, altrimenti difficilmente Celestini conserverà il suo posto».

TiPress (foto d'archivio)
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