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L'OSPITE – ARNO ROSSINI
21.08.2019 - 07:010
Aggiornamento : 16:28

Mammone Balotelli? «Un colpaccio, ma a Brescia dovranno chiudere entrambi gli occhi»

Salvo retrocessione, Mario Balotelli sarà una Rondinella per tre anni. Ma gestirlo? Arno Rossini: «Anche Maradona a Napoli godeva di grandi libertà, ma poi faceva vincere»

BRESCIA (Italia) – Mario Balotelli è tornato a casa. Dopo un lungo giro per l'Europa, a 29 anni ha capito che il posto migliore per giocare a calcio è a pochi chilometri da dove è cresciuto.

È così arrivata la firma con le Rondinelle, preferite al Flamengo e a qualche altra squadra dell'Estremo Oriente. In Brasile o Cina la punta italiana avrebbe potuto guadagnare di più. In biancazzurro potrà però tornare a sentirsi un ragazzino spensierato. E potrà forse dare una svolta definitiva alla sua carriera e alla sua vita.

Come fecero i giovani Pirlo e Toni, come fecero i vecchi Di Biagio e Baggio...

«A Brescia Balotelli potrebbe finalmente trovare la sua dimensione – ha raccontato Arno Rossini – tornare a casa potrebbe davvero dargli quella serenità che non ha trovato altrove. Potrebbe quindi lasciare il segno. Ha rinunciato a qualche milione per essere il simbolo della squadra. È una scelta che denota maturità».

Non che il contratto offerto sia “povero”: guadagnerà 3 milioni l'anno per tre anni...
«Massimo Cellino, presidente del club, ha fatto un gran colpo. L'ex numero uno di Cagliari e Leeds è d'altronde uno che di calcio ne sa parecchio. Con Balotelli venderà più biglietti e, soprattutto, il suo Brescia è diventato immediatamente più competitivo. Prima poteva sperare nella salvezza, ora...»

Salvezza... nel contratto dell'attaccante c'è una clausola rescissoria in caso di retrocessione.
«Ma se Balotelli fa il Balotelli non ci sarà retrocessione».

È ancora uno degli attaccanti più forti al mondo?
«Se ha voglia è ancora uno dei migliori. Tutto sta, appunto, a capire quanto ci tenga ad allenarsi e impegnarsi. Credo comunque che questa nuova avventura possa stimolarlo al meglio. E farlo rendere».

Merito della provincia?
«La pressione c'è anche lì, non credete. Penso che molto importante sarà per lui avere vicino la sua famiglia. Soprattutto sua madre».

«Mamma ha pianto, io al Brescia era il sogno di papà», ha raccontato il 29enne in conferenza stampa.
«La madre è sempre stata una figura molto importante, centrale addirittura, nella vita dell'attaccante italiano. Averla accanto sarà di sicuro per lui un aiuto enorme. Lei lo ha sempre seguito, fin dai primi passi. Fu lei a presentarsi a Tenero per la firma con il Bellinzona, nel 2007».

Per quei pochi giorni granata prima del passaggio all'Inter?
«Esatto. Allora Mario era un ragazzo. Ora è un uomo in grado di lasciare il segno».

Un giocatore come lui può però essere un'arma a doppio taglio. Lo spogliatoio...
«Lo accoglierà benissimo».

E mister Corini? Lo tratterà come tutti?
«Questo non è possibile. Non puoi farlo».

E quelle storielle del “sono tutti uguali”?
«Storielle appunto. Se in squadra hai calciatori come quelli qualcosa devi concedere. E molto però puoi pretendere».

Tipo: “Io ti do delle libertà ma poi tu mi fai vincere le partite”?
«Giusto, perfetto. È sempre andata così. Anche Maradona, per fare un paragone enorme, godeva di grandi libertà. Si allenava, per così dire, un paio di volte a settimana...».

Però poi la domenica trascinava i suoi.
«Il talento, il tuo poter essere decisivo, i compagni lo riconoscono. Tutti sono disposti a chiudere un occhio, anche due, con uno che poi in partita fa due gol. Il patto però deve essere rispettato. Se non ti alleni bene e, in più, nel weekend non lasci il segno, allora cominciano i malumori. I problemi. Le liti».

E salta il mister...
«È l'anello debole della catena. Chiaro che sia lui a rischiare di più in caso di risultati insoddisfacenti».

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keystone-sda.ch/ (FILIPPO VENEZIA)
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