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L'OSPITE - ARNO ROSSINI
07.08.2019 - 09:310
Aggiornamento : 14:38

Il calcio romantico è morto: «Il cuore batte a destra, dove solitamente si tiene il portafoglio»

Compravendite milionarie e bandiere ammainate, questo è il calcio del presente. Arno Rossini: «I tempi dei Moratti e dei Berlusconi sono finiti, ora è tutto un business»

LUGANO - «Junior partirà», ha ammesso senza esitazione Angelo Renzetti.

Ci si priva di un campioncino? Quello bianconero è solo uno su migliaia di casi. Si lasciano partire i più forti in rosa non perché, improvvisamente, i direttori sportivi impazziscono. Accade per "esigenze di bilancio". Perché servono soldi, detto in maniera spiccia. In alcuni casi le cessioni servono solo a rendere meno vuote le casse societarie. In altri perché, indebitati con le banche, i club sono costretti a rientrare da prestiti. E il modo migliore (se non l'unico, se non il più veloce) per farlo è quello di vendere chi ha mercato.

Una volta, i presidenti, i giocatori forti se li tenevano stretti. Al massimo provavano a strapparli a qualche rivale. Di sicuro non li mollavano...

«I tempi dei Moratti e dei Berlusconi sono finiti - ha sottolineato Arno Rossini - Il calcio romantico è tramontato, ora è tutto un business...».

Che negli ultimi due decenni ha visto i prezzi impennarsi.
«Credevate, voi, venti o trent'anni fa, che per acquistare un giocatore sarebbero serviti tanti soldi? Era impensabile. Con la divisione dei diritti televisivi tutto è in ogni caso cambiato. Si è presa una strada pericolosa».

Che pare non portare a nulla di buono.
«Non so per quanto ancora questo andazzo potrà continuare. Attorno al pallone stanno girando davvero troppi soldi. La paura è che un giorno, all'improvviso il giocattolo si rompa. Quel che è già accaduto è che tutto questo parlare di incassi e di transazioni ha fatto disamorare più di un tifoso. Ma in fondo è normale. Se le società si muovono pensando prima di tutto al bilancio, a fare plusvalenze per far tornare i conti, e i giocatori guardano esclusivamente allo stipendio...».

Per certi versi è giusto. Sono professionisti. Hanno una carriera limitata nel tempo.
«Tutto corretto, per carità; ai livelli più alti questo sistema ha tuttavia reso tutto molto meno poetico. Quante bandiere ci sono oggi nel pallone? Quanti giocatori rimangono nella stessa società per più di cinque anni? Il romanticismo, nel calcio dei grandissimi, è morto. Il cuore non batte più a sinistra, bensì a destra, dove solitamente si tiene il portafoglio».

Un recente studio ha rivelato che i tre-quattro agenti più importanti guadagnano più di Messi, Ronaldo e compagnia bella.
«Intermediari che, con il loro lavoro, hanno contribuito all'impennata dei prezzi. Il sistema consente loro di lavorare in questo modo. Fa tutto parte del gioco».

Ci sarà pure un risvolto positivo.
«Dall'atleta, che viene reso ricco, si può pretedere il massimo. E questo ha fatto alzare il livello di questo sport. Ci sono squadre e campioni fortissimi, forse più che in passato. Ma il tifoso medio è forse ora un po' più distante dai suoi idoli».

KEYSTONE/AP (Alessandra Tarantino)
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