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L'OSPITE - ARNO ROSSINI
10.04.2019 - 11:300
Aggiornamento : 23:07

Beneamata tabula rasa, «Con le donne Spalletti non ci sa fare»

Antonio Conte prossimo allenatore dell'Inter? Arno Rossini ha promosso la scelta: «Mi sembra la persona giusta per tentare di riportare il club ai vertici»

MILANO (Italia) - Non c'è alcun tipo di ufficialità e questo dovrebbe suggerire prudenza. Quando più fonti, diverse e normalmente in contrasto tra loro, riportano la stessa "voce", aggiungendo via via particolari, indizi e suggerimenti, ecco però che una notizia comincia a divenire credibile.

Credibile: questa è la parola giusta per definire il rumor che vuole Antonio Conte pronto, dalla prossima stagione, a sedersi sulla panchina dell'Inter.

Il sergente di ferro con il cuore bianconero al timone dei nerazzurri, davvero?

«Non ci vedo nulla di strano - ha raccontato Arno Rossini - mi sembra anzi la persona giusta per tentare di riportare il club ai vertici».

Il leccese è un vincente. Ha dimostrato di saper fare il suo lavoro ottenendo tantissimo con la Juve, con la nazionale italiana e con il Chelsea. È una garanzia.
«Sa quel che vuole e come ottenerlo. Se l'Inter lo metterà nelle condizioni di lavorare bene, allora di certo i risultati arriveranno».

Scudetto al primo giro, come accaduto con la Vecchia Signora e i Blues?
«No, non credo. In Italia la Juve è davvero molto più forte di tutte le concorrenti. Però il suo ingaggio può far crescere molto l'Inter. Può far invertire la rotta».

Visti i suoi trascorsi, non tutti i tifosi della Beneamata hanno preso bene la notizia del suo possibile arrivo.
«Anche Uli Forte, se vogliamo guardare in casa nostra, non ha ricevuto una calda accoglienza al Grasshopper. Può capitare. Importante è cominciare bene la propria avventura: i successi risolvono tutto».

Su Conte ci sarà comunque parecchia pressione.
«Certo, sicuro, ma fa parte del gioco. Dalla sua l'allenatore avrà in ogni caso il sostegno di Beppe Marotta, con il quale ha lavorato proprio alla Juve. Il dirigente farà di tutto per mettere il mister nelle condizioni di dare il massimo, senza troppo preoccuparsi della piazza».

Compito di Marotta sarà anche quello di costruire una squadra a immagine e somiglianza del nuovo tecnico.
«È inevitabile. Se davvero vogliono ripartire, e farlo con il piede giusto, all'Inter dovranno fare tabula rasa. I nerazzurri non potranno spendere e spandere, perché dovranno comunque muoversi nei parametri imposti dal Financial Fair Play, ma dovranno essere protagonisti del mercato. Questo significa che ci saranno molti cambiamenti. Delle cessioni per poi "finanziare" gli acquisti chiesti dal mister».

Il (possibile) nuovo allenatore si è in passato dimostrato bravissimo nel dare la scossa a un ambiente un po' addormentato. Sul lungo periodo però i suoi metodi stancano.
«Credo che, scegliendolo, l'Inter non abbia pensato a un matrimonio lunghissimo. Credo che la dirigenza abbia - appunto - scelto la strada della rivoluzione, per poi valutare di anno in anno la posizione di tutti. Comunque è vero, ottimo nell'immediato, in carriera Conte ha dimostrato di faticare a costruire su più stagioni».

Per ingaggiarlo i nerazzurri investiranno tanto: lo stipendio dovrebbe essere di 10'000'000 di euro netti l'anno.
«E poi ci sarà ancora da pagare Spalletti...».

L'ex, che ha un ricchissimo contratto fino al 2021.
«Il prossimo anno starà fermo, vedrete. Si godrà i milioni dell'Inter nella campagna toscana. Penserà al vino e all'olio. Poi tornerà in pista con un'altra grande squadra».

Non male come prospettiva, almeno si lascerà alle spalle tutte le critiche e i problemi di spogliatoio.
«Con le donne Spalletti non ci sa fare. Le prime donne intendo. Con Totti, a Roma, fece malissimo. A Milano con Icardi si è ripetuto».

Ha usato il pugno di ferro.
«Com'era giusto che fosse. Salvo poi fare un'incredibile marcia indietro e, dopo un'esclusione, "promuovere" l'argentino con la titolarità».

Lì Marotta lo ha obbligato...
«È sicuramente andata così. Per tutelare un patrimonio dell'Inter, la dirigenza ha imposto al mister di far giocare Mauro».

Ma il tecnico, che già da tempo sa che la prossima stagione la vivrà lontano da Appiano Gentile, non si sarebbe potuto rifiutare? In fondo che avrebbe avuto da perdere?
«Ha pensato alla prossima tappa della sua carriera. Impuntandosi avrebbe finito con il farsi cacciare o con il mancare la qualificazione alla Champions League. E fallimenti del genere non sono certo positivi da inserire nel curriculum».

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