Keystone
SERIE A
25.10.2017 - 18:430

«Sogno la Champions o il Mondiale, ma quello è difficile da vincere con la Svizzera»

Tra famiglia, ricordi e obiettivi, Ricardo Rodriguez si è raccontato ai microfoni di Forza Milan

MILANO (Italia) - Figlio uno spagnolo e di una cilena, Ricardo Rodriguez è uno svizzero atipico che ama caricarsi ascoltando musica sudamericana e ha un carattere espansivo. Parte così una lunga intervista al 25enne rossocrociato da parte di Forza Milan. La famiglia, la carriera... l'esterno si è raccontato senza filtri alla rivista rossonera.

Partiamo parlando della tua famiglia. Chi è il migliore tra te e i tuoi fratelli?
«Siamo bravi tutti e tre. Anche loro sono professionisti, per arrivare a quei livelli devono essere bravi per forza. Entrambi giocano in Svizzera, uno nello Zurigo, l'altro nel Lucerna. Chi è il migliore? È chiaro che per il fatto di giocare in un club così importante, la gente pensi che io sia più bravo di loro, ma in realtà non è così».

Cosa rappresenta per te il calcio?
«Sicuramente è importante essere felici quando ci si deve allenare: lavorare col sorriso, provare a migliorarsi. Passione e amore: sono due fattori fondamentali per poter andare sempre avanti. Poi c'è la famiglia: avere persone che ti amano e che tu ami è altrettanto importante».

Qual è il tuo primo ricordo legato al calcio? Una partita, qualcosa che hai fatto con tuo padre o i tuoi fratelli...
«Ho moltissimi ricordi belli legati al calcio. Il tempo passato a giocare con i miei fratelli, con mio padre. Abbiamo guardato insieme anche molte partite. Non c'è un ricordo particolare, sono tanti e tutti piacevoli».

Qual è il tuo sogno, come calciatore?
«Vorrei vincere la Champions League. È un sogno, chiaro, non una cosa che devo fare per forza. Ogni tanto penso a quanto sarebbe bello tenere in mano quella coppa. O vincere un Mondiale. È difficile con la Svizzera, ma nulla è deciso in partenza».

A livello calcistico, che differenze hai notato tra la Germania e l'Italia?
«Sono qui da poco tempo, ma posso dire che il calcio italiano è molto difficile, perché tutte le squadre sono compatte e organizzate, segnare in Italia è complicato. In Germania si gioca più a viso aperto».

La preparazione atletica in Italia è stata dura? Com'è rispetto alla Svizzera o alla Germania?
«Credo che in Germania fosse più dura, soprattutto all'inizio. Appena mi sono trasferito dalla Svizzera, al Wolfsburg ho trovato un allenatore molto severo (Felix Magath, ndr). Da questo punto di vista è stata la preparazione più dura che abbia mai svolto in carriera».

Secondo te oggi si gioca troppo?
«Il calcio è più duro, ad esempio, del basket. Già giocare una volta ogni tre giorni è difficile, si rischiano molti infortuni. Credo che così com'è vada bene, sarebbe impossibile giocare con più frequenza».

È possibile avere amicizie nel calcio o è soltanto lavoro, quindi i rapporti è meglio non approfondirli?
«Non è difficile avere amici. Ho diversi amici calciatori e mi trovo molto bene con loro».

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