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BUNDESLIGA
17.11.2016 - 21:100
Aggiornamento : 18.11.2016 - 08:16

Va forte l'inno (dell'odio) anti-Lispia

In tre settimane già 214.000 le visualizzazioni di una canzone rap che vede riuniti esponenti di tifoserie di tutta la Germania. E intanto la Rasenball Lipsia rompe un altro "tabù"...

LIPSIA - In Germania il calcio è lo sport più amato. Una passione che attira ogni fine settimana migliaia di spettatori. Basta un confronto per capire: nell'anno 2015-16 la media di spettatori della serie A italiana è stata di 22.000, pochi di più dei 19.000 della 2. Bundesliga tedesca. In 1. Bundesliga la media di spettatori è quasi il doppio della Serie A: 43.300.

Quest'anno c'è una squadra che sta portando una ventata di novità al massimo campionato di calcio tedesco, ritenuto da molti ormai noioso per l'egemonia del Bayern Monaco: il Rasenball Lipsia.

La neopromossa ha gli stessi punti del Bayern Monaco, ed è la squadra più odiata di Germania. Tre settimane fa è uscita una canzone rap di M.I.K.I., rapper tifoso del Dortmund. Insieme a cantanti appartenenti alla scena ultrà di diverse squadre tedesche, tra cui l'Hertha Berlino, il Colonia, il Dynamo Dresda, il Kaiserslautern e altre squadre minori, si esibisce in un vero e proprio inno dell'odio nei confronti della squadra di Lipsia. La canzone ha ritmi incalzanti e trascinanti, le immagini sono forti e le parole dure. Un inno che piace. Pubblicato lo scorso 21 ottobre, ha superato le 214.000 visualizzazioni.

Definita Ratten, "ratti", squadra di plastica, finta, che non ha nulla a che fare con la tradizione del calcio, la società della squadra sassone nata nel 2009, voluta e finanziata dall'austriaca Red Bull, è vista come fumo negli occhi dai tifosi di tutta la Germania, Bayern Monaco compreso.

E chissà come reagiranno oggi questi tifosi alla notizia che il Rasenball Leipzig ha deciso di abolire, a partire dell'anno prossimo, il tetto di stipendio massimo di tre milioni di euro all'anno, che si era autoimposto la società, ai giocatori della rosa. Ad annunciarlo è stato il direttore sportivo Ralf Rangnick in un'intervista all'agenzia Dpa.

Rudi Völler, direttore sportivo del Bayer Leverkusen, già a metà ottobre aveva fatto capire che il tetto massimo che si era autoimposto la società sportiva tedesca, non avrebbe retto: «In queste cose si fanno più piccoli di quello che sono - ha dichiarato riferendosi al Rasenball Lipsia. Se dicessero che, a livello di salari, Lipsia appartiene alla top 8 della Bundesliga non sarebbe considerato niente di male. Sappiamo tutti che quella che è stata promossa, non è una squadra di seconda Bundesliga come le altre».

Alla fine il Lipsia non è che parte di un'industria, quella del calcio, che vede ruotare interessi economici miliardari. Un carrozzone di cui si nutre anche un sistema mediatico che non può che salutare positivamente l'arrivo del calcio che conta di una società sportiva ricca, ricchissima, finanziata dal gigante mondiale delle bibite energetiche. E allora, quando si legge su un giornale sportivo che il boicottaggio dei tifosi del Dortmund alla trasferta a Lipsia per manifestare la propria fede al calcio tradizionale non è riuscito e che i tifosi "normali" avevano acquistato i biglietti di entrata allo stadio a disposizione in pochi minuti, sottintendendo che i "non normali" erano gli ultrà anti-Lipsia, allora si capisce che nulla contano i valori romantici del passato, ma soltanto l'interesse economico, lo spettacolo e l'intrattenimento. Verso un futuro in cui andare allo stadio sarà come andare al cinema. 

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Commenti
 
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albertolupo 3 anni fa su tio
Non ho capito bene: A Dortmund e a Monaco, dove si spendono altrettanti o più soldi che a Lipsia, sono fedeli al calcio tradizionale e ai valori romantici del passato?
Anthony Ferrazzo 3 anni fa su fb
Giaele Turello
Manuele Darni 3 anni fa su fb
Simone Morandi, Randy.

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