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18.10.2012 - 07:110
Aggiornamento : 25.11.2014 - 10:24

Michele Crivelli: "Ho giocato il "Clasico", ma al Bellinzona sto bene"

Il nuovo attaccante dei GDT ha raccontato la sua esperienza in Spagna ed è motivato a fare bene con la sua nuova squadra. Il 26enne ha giocato in Prima Lega anche con Dübendorf, Bulle e Neuchatel

BELLINZONA – Il campionato di Prima Lega di hockey su ghiaccio sta entrando nel vivo e mai come quest’anno le due squadre ticinesi che vi militano sono partite così bene. Il Chiasso dopo cinque gare ha conquistato dieci punti, mentre il nuovo Bellinzona ne ha ottenuti due in più. Proprio nei GDT milita Michele Crivelli, attaccante formato nel settore giovanile del Lugano che ha giocato in Prima Lega nel Dübendorf, vincendo il campionato, nel Bulle, nel Neuchatel e nella massima serie di hockey spagnola, dove ha difeso i colori del Barcellona.

Michele Crivelli, com'è nata questa idea di andare a Barcellona?
“Ho studiato economia a Friborgo e contemporaneamente giocavo nel Bulle. Verso la fine della stagione 2011 avevo voglia di cambiare aria e per scherzo sono andato su internet nel sito del Barcellona calcio e ho scritto a un dirigente, chiedendo se erano disponibili dei posti per dei giocatori stranieri all’interno della squadra di hockey. Essendo una polisportiva dove tutti gli sport blaugrana sono collegati, il dirigente mi ha risposto, ho preso l’aereo, sono andato a sostenere un provino e mi hanno preso”.

Com’è il campionato spagnolo?
“È molto vario. Le prime linee di ogni squadra sono composte solo da stranieri, il livello è molto buono e l’intensità di gioco è alta. C’è però un abisso con gli altri blocchi. Se per disgrazia la terza linea fa liberazione vietata e nel cambio successivo entrano gli stranieri, molto spesso segnano. Nel campionato ci sono sei squadre che si affrontano quattro volte e fra Madrid e Barcellona c’è il "Clasico". Poi c'è la Coppa del Rey dove si scontrano le sei compagini di A e una ventina di squadre della Lega Cadetta".

Hai giocato in un campionato di Serie A come straniero. Cosa ti ha dato questa esperienza?
“Giocando come straniero cambia tutto. Il gioco era concentrato su di noi, quindi quando avevo il disco i giocatori nazionali spagnoli non si aspettavano che glielo passassi, mentre ogni volta che ce l’avevano loro cercavano di passarmelo sempre. È lo straniero che deve segnare e fare la differenza e in questo modo si gioca con molta più pressione addosso. Bisogna cambiare il modo di giocare, se non segni, deludi le aspettative di tutti”.

Oltre a questa esperienza, hai giocato in tutte e tre le regioni della Svizzera in squadre di Prima Lega. Differenze?
“Il Gruppo 1, quello con le squadre ticinesi e con il blocco delle zurighesi, è il campionato più intenso e più fisico. Le squadre sono equilibrate e ci sono dei giocatori molto forti che vengono dai vivai di squadre di LNA che non hanno lo spazio per essere immediatamente professionisti. Questi ragazzi vengono a farsi le ossa in Prima Lega e alzano notevolmente il livello. Il Gruppo 3, quello romando, è forse più tecnico, visto che tanti giocatori sono ex professionisti scesi di categoria che non hanno voglia di smettere. La differenza è che in Romandia esistono molte squadre che militano in LNB e i ragazzi più forti che escono dai vivai, saltano spesso la Prima lega e vanno a giocare direttamente nella Lega Cadetta. C’è quindi più tempo per ragionare e non sei aggredito appena tocchi il disco. Infine il Gruppo 2 è una via di mezzo fra questi due.

Qual è la differenza fra ticinesi e svizzeri tedeschi?
“La mentalità. In Ticino un ragazzo che finisce le giovanili non sa dove andare a giocare perché non c’è quel bacino immenso di giocatori che c’è nel Canton Zurigo. Per questo motivo in svizzera interna esiste, fin da piccoli, quella sana concorrenza che c’è bisogno in un gruppo per fare in modo che ognuno dia sempre il massimo per guadagnarsi il posto. A Lugano e ad Ambrì se uno è forte può vivere di rendita, mentre a Zurigo ognuno è abituato a sudarsi sempre il posto con almeno quattro persone e questo si riflette anche nel gioco. Non abbassano mai la guardia, li l’attitudine e l’impostazione sono diverse rispetto al Ticino".

E a Bellinzona com’è?
“Quest’anno è la prima volta che anche a Bellinzona si deve lottare costantemente per una maglia da titolare. Siamo una cinquantina di giocatori per 23 posti totali. Si è creata quella concorrenza e quell’impegno a tutti gli allenamenti, perché nessuno è sicuro del posto e questo sta dando i suoi frutti in campionato. Tutti vogliono giocare e ognuno sente il fiato sul collo dei giocatori della seconda squadra. In Prima Lega l’importante è avere la stabilità, avere un nocciolo di giocatori esperti che insegnano ai giovani come si gioca nella categoria per farli crescere”.

Come la vedi una squadra ticinese in LNB?
“Sarebbe molto importante. Il Lugano qualche anno fa ha provato a creare una squadra facendo una fusione con Bellinzona e Ceresio, ma non ha funzionato. C’erano troppi campanilismi e la cosa è saltata per questo. Quest’anno sia noi che il Chiasso abbiamo i mezzi per fare bene, ma l’obiettivo resta quello di qualificarci direttamente per i playoff”.

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