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LUGANO
02.06.2018 - 18:100
Aggiornamento : 24.05.2019 - 09:46

Luxuria - ma non solo - per la chiusura di Poestate

Ultimo appuntamento con il festival letterario luganese, segui la diretta di Tio.ch/20minuti

LUGANO - Ha preso il via in perfetto orario la quarta e ultima serata del Festival Poestate, il più importante appuntamento letterario luganese giunto alla 22esima edizione. L’apertura è stata affidata a Gerry Mottis, che ha presentato il romanzo storico “Terra bruciata. Le streghe, il boia e il diavolo”.

Lo scrittore del Grigioni italiano ha guidato il pubblico in un viaggio tra atmosfere oscure, streghe e inquisitori, tra processi e malefici. «Un romanzo a cavallo tra realtà e fantasia» con un background storiografico molto solido: Mottis ha impiegato tre anni in vari archivi per recuperare le informazioni riguardanti i processi di stregoneria in Mesolcina. «I dialoghi sono assolutamente reali» ha sottolineato l’autore, frutto di trascrizione dai verbali. «La Svizzera fu terra molto crudele di persecuzione delle streghe».

Le streghe non avevano il diritto ad un avvocato difensore, che veniva invece concesso agli animali - sì, gli animali - che venivano processati fino al Seicento. La colpa di stregoniera era la più alta, la peggiore che si potesse immaginare all’epoca. Il narratore scelto da Mottis è il boia: lui snoda il filo conduttore lungo tutto il romanzo. Lo stesso carnefice è «un emarginato in una società violenta».

Dalla storia si è passati poi all’arte: la conferenza “L’arte e parola” ha visto salire sul palco Andrea Del Guercio, Beatrice Carducci, Fosco Valentini e la poetessa Valeria Manzi. «L’arte è una visualizzazione del pensiero, una trascrizione di immagini» ha sottolineato Del Guercio.

Il rapporto arte-poesia serve come «acquisizione di materiale per il nostro quotidiano esistere», aggiunge Del Guercio. Valeria Manzi, da parte sua, ha spiegato che «è stato lo sguardo a formare l’arte e la poetessa» e ha letto poesie costruire «sull’esperienza del colore e del segno. L’esperienza di fare dell’arte si fa parola ed emozione» ha aggiunto Del Guercio.

Beatrice Carducci, storica dell’arte, ha proposto un punto di vista teorico basato sull’opera di Alighiero Boetti. I suoi arazzi sono pieni di lettere che diventano parole e poi concetti: «Opere assolutamente lontane dai confini classici della pittura, che riteneva lontani dalla vita comune». Nell’arte di Boetti «la parola è tutto e nella sua arte c’è tutto».

L’intervento conclusivo della conferenza è stato quello di Fosco Valentini, autore tra l’altro dell’opera di video-art “Fresh Garbage” proposta per tutta la durata di Poestate, che ha ricordato il suo lavoro accanto proprio a Boetti.

Jean Olaniszyn e Arminio Sciolli, protagonisti dell’intervento successivo, hanno parlato di Mario Dondero. Fotoreporter tra i più importanti degli ultimi decenni, Dondero è stato negli anni un amico di Poestate, a cui ha partecipato sovente. Fu portato in Ticino proprio da Olaniszyn, con il quale costruì un percorso di fotografia letteraria.

Olaniszyn ricorda di aver incrociato Dondero per la prima volta nel 1968 alla Sorbona di Parigi. Con Dondero lo ha legato «un’amicizia fraterna che ci ha portato in avventure straordinarie in tutta Europa». Una decina le sue mostre organizzate negli anni in Ticino. «Un uomo straordinario, di un’umanità incredibile».

Dopo il ricordo di uno straordinario fotografo è arrivato il momento dell’ospite speciale di questa ultima serata di Poestate: Vladimir Luxuria. «Una giornata impegnativa» per la scrittrice italiana, che ha preso parte al Pride prima di giungere a Poestate. «Una manifestazione gioiosa e colorata» ha affermato Luxuria, lodando la qualità della proposta luganese. Due i libri presentati: il primo è l’ultimo in ordine di tempo, “Perù aiutami tu”, pubblicato solamente tre giorni fa. Un diario di viaggio nel Paese sudamericano ma, soprattutto, in se stessa.

«Per me la letteratura, la poesia, la creatività… è stata sopravvivenza». Luxuria ha preferito parlare di se stessa in questo appuntamento con il pubblico di Poestate. Una serie d’immagini evocative: il presunto fantasma nella grande casa dell’infanzia, gli insulti e le prepotenze subite a scuola, la laurea con 110 e lode («una scelta per non darla vinta all’odio»), l’incontro dopo anni «con quello che mi faceva vedere i sorci verdi».

La serata è poi diventata un dialogo con il pubblico, ricco di spunti interessanti e divertenti: quando Pina Bausch andò a Muccassassina, il pensiero del neo-ministro alla Famiglia italiano Lorenzo Fontana che ha dichiarato che le famiglie arcobaleno «per la legge non esistono» («è stato come un dispetto» secondo Luxuria). C’è stato spazio per una vivace polemica politica con uno spettatore, elettore della Lega, proprio su questo argomento.

«La malattia non è l’omosessualità, la malattia è l’omofobia. Sono loro che devono essere davvero guariti» ha affermato Luxuria.

Ha toccato tutte le corde dell’animo umano, Vladimir Luxuria, che ha lodato il Vescovo Valerio Lazzeri per non aver avallato il rosario proposto da Helvetia Christiana. Al termine del suo intervento le è stato consegnato il quarto Premio Poestate di questa edizione 2018.

Come ogni anno, la Buccella Family torna a Poestate e per questa edizione la proposta è: “Astronauti di ritorno”.

E’ toccato poi a Marko Miladinovic, poeta che il pubblico di Poestate ha già avuto modo di ascoltare due volte nel corso di questa edizione: mercoledì per l’antologia degli autori degli anni ‘80 e giovedì come lettore dell’omaggio poetico-musicale del Poetry Pride. Miladinovic ha letto liriche dal suo primo libro, “L’umanità gentile”. Una dissertazione colta sulla gentilezza, ma non solo: «La vergogna ci ammazza» spiega Miladinovic.

“Animor” è il progetto musicale che ha chiuso l’edizione 2018 di Poestate: Romina Kalsi e Tobias Granbacka hanno dimostrato al pubblico che si è radunato nel patio di Palazzo Civico tutta la loro bravura. Last but not least, il dj set di Magda Miss Polansky.

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