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LOCARNO FILM FESTIVAL
Il primo premio dell'Utopia va a Enrico Ghezzi.
LOCARNO
15.08.2019 - 18:010

A Ghezzi il primo premio dell'Utopia

Il Locarno Film Festival vuole omaggiare intellettuali e artisti che con il loro prezioso operato hanno reso realizzabile una grande utopia legata all'universo del cinema

LOCARNO - Il Locarno Film Festival si arricchisce di un nuovo riconoscimento: il premio dell'Utopia, consegnato giovedì pomeriggio alle 18.30 al GranRex a Enrico Ghezzi.

Il premio è volto a rendere omaggio a intellettuali e artisti che con il loro prezioso operato hanno reso realizzabile una grande utopia legata all'universo del cinema. A seguire della consegna la proiezione de "La macchina dello spazio".

Che tipo di premio è questo? Così lo illustrano gli organizzatori della kermesse: «l’utopia è prima di tutto il cinema, un’utopia pronta ad ogni momento. cosa più dell’utopia può avere la forza e l’intensità del cinema anche in un’immagine di pochi secondi. l’utopia che è il territorio più preciso del cinema stesso, non c’è nessuna possibilità di errore. si può vedere, rivedere e al tempo stesso dare una capacità smisurata anche alla cosa più banale. un’inquadratura di dieci secondi di un insetto diventa facilmente l’inquadratura di un lontanissimo dinosauro, visibile o riconoscibile o meno. è questa la principale utopia incarnata dal cinema e noi siamo tutti un po’ impiegati di quest’utopia, proprio perché il cinema è un cantiere perennemente aperto.
ogni volta che lo guardiamo o lo sentiamo ci appare uguale o diverso, perché l’essere uguale al cinema è in ogni momento diverso che ci appare e che ci viene voglia, anche qualcosa di campato in aria.
è un confessare il peccato di onnipresenza e quel peccato è una cosa straordinaria, ma anche la più semplice e banale. non c’è un cinema buono o un cinema cattivo, perché il cinema sa sempre di essere in grado di scivolare verso questa terra di nessuno. che è il cinema ma anche il tutto. e per questo vale la pena.
i festival sono anche un segno di cinema preciso, proprio perché sono su un bordo. il bordo di un vulcano, con il fuoco, le rocce, la lava e tutto il mescolio continuo di ciò che non si vede, ma l’importanza la danno e la tolgono le persone che s’imbattono in cose che si possono trovare ovunque, ma che nel cinema riconosci.
il cinema è molto più riconoscere che conoscere».

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