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CANTONE
20.03.2018 - 06:000

Il vecchio operaio non c'è più: è sui banchi a far di conto

La digitalizzazione comporta nuove mansioni, ma mancano le competenze di base: matematica, comprensione del testo, uso della lingua scritta. Al via un progetto nazionale di alfabetizzazione

TAVERNE - Anni scivolati via intorno a un tornio, una fresa, un trapano. Poi, un giorno, ecco il nuovo incarico; la promozione a un ruolo di maggior rilievo, come la gestione di un team di collaboratori. Da "operaio" a "capo di", trait d'union fra dipendenti e dirigenti, catapultato da un momento all'altro a svolgere nuove mansioni e assumersi responsabilità. Finisce che, consapevoli o in fondo ignari di non essere del tutto all'altezza, dapprima «si finge di avere le competenze necessarie, poi si resta vittime dei malintesi e non si riesce a portare a termine i compiti, nonostante l'impegno».

Tallonati dai robot - Scenari non sporadici, di questi tempi, anzi destinati a diventare sempre più frequenti in una fase storica che pretende continui e rapidi aggiornamenti, mentre l'uomo è tallonato dalle macchine. «Non è solo il caso di qualche singolo - osserva Francesco Puglioli, direttore della Fondazione Terzo Millennio - Piano piano, l'operaio come lo intendevamo una volta sta scomparendo. Al personale delle imprese, a qualunque livello, si richiedono sempre maggiori responsabilità, flessibilità e capacità di comunicazione e interazione».

Finora bastava "stare alla macchina" - Fosse anche solo organizzare una riunione con il gruppo, oppure controllare la presenza dei lavoratori di un team e prenderne nota: ma su un foglio virtuale, magari condiviso su cloud. Senza passare per le conoscenze informatiche e arrivare al pc, ecco che emergono lacune in materie di base: comprensione di un testo, uso della lingua nello scritto, matematica, finora non così indispensabili per garantire l’efficienza in produzione. «Per fare una relazione, un verbale o compilare una semplice tabella excel - spiega Puglioli - sono però indispensabili». 

Il primo caso: la Mikron di Agno - Davanti a tempi che cambiano in fretta e stravolgono immaginari consueti, non resta che predisporre e procedere con un'opera di rialfabetizzazione. Importante, necessaria, urgente, per realizzare la quale la Confederazione ha destinato 13 milioni di franchi da investire nel progetto "Semplicemente meglio... al lavoro", per lo sviluppo delle competenze di base fra i "vecchi" dipendenti. In Ticino, la Fondazione Terzo Millennio ha condotto, in collaborazione con il segretariato locale della Federazione svizzera per la formazione continua, un progetto pilota alla Mikron di Agno. E ora si appresta a «fare molto di più».

L'importanza delle parole - Unità formativa di Aiti, attiva da oltre vent'anni con misure rivolte al settore industriale, è pronta a interpretare i bisogni di altre aziende in un settore da questo punto di vista più fragile. «Nell'industria si è sempre parlato poco. Ma le parole, che prima non servivano granché, ora si rivelano necessarie, per coordinare l’agire delle persone in un contesto che cambia con grande rapidità. La scuola si sta attrezzando, ma con tutti i lavoratori già inseriti, che si fa? Vanno create le condizioni per reinserirli nel ciclo della formazione, affinché non si trovino, in tempi brevi, esclusi dal mondo del lavoro». 

Ecco dove possiamo migliorare - Sei ambiti: comunicazione orale, comprensione del testo, scrittura, matematica del quotidiano, collaborazione e metodologia del lavoro, tecnologia dell'informazione e della comunciazione. Alla fine, c'era da aspettarselo,  però è sempre qui che si arriva. «La digitalizzazione ci obbliga a essere interconnessi. Saper usare le macchine non basta più, ora che le macchine ci minacciano».

Dalla carta al tablet - Il campo è vastissimo, sconfina dall'industria strettamente intesa, coinvolge mansioni sempre piu in balia del moderno e della tecnologia. «Pensiamo all'infermiere che consegna le pastiglie ai pazienti di un ospedale. Quando dovrà darne conto su un tablet, che permette di registrare ogni attività su un server che gestisce la cura del paziente rilevando i valori diagnostici in "presa diretta", sarà in grado di farlo?». La risposta, sulla carta, è per buona parte no. «Quel che è certo è che sarebbe un grave errore per le organizzazioni il dare per scontato che certe competenze esistano. Ancora oggi, in Ticino, si calcola che per l'8% dei posti di lavoro non sia previsto alcun supporto informatico». 

 

 

 

 

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